Cultura

Uccidere, qualche volta

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Uccidere, qualche volta 

Rosa Mogliasso

Noir

SEM Milano

2023

Pag. 295 euro 18

Valerio Calzolaio

Torino. Da fine primavera a fine estate di vari anni fa. Francesca Turchinetti è stata un ottimo partito per Tommaso Tratti di Valprina: lei figlia unica con padre morto da poco, erede di un patrimonio di dimensioni imbarazzanti, industriale edile, salute curata e fisico perfetto; lui bellissimo poeta dilettante e scansafatiche, solida cultura classica, educato e vagamente effeminato. Hanno la piccola figlia Nina Maria, di soli cinque anni, che li sopporta poco entrambi, sta meglio con la donna di servizio rumena Rodika e con gli occasionali compagni di gioco. La mamma l’accompagna in piscina più per incontrare Paolo, il fascinoso papà separato e dolente di Mattia Quaglietti (8 vispi anni), che per altro. Non sa che Martina, amata moglie di Paolo, in realtà sussiste ed è complice, fanno i prostituti in parallelo e lei è proprio l’amante di Tommaso, dal quale ha appena ricevuto in regalo un braccialetto Cartier. Quando Johan, il marito di Rodika, deve sospendere il lavoro di giardiniere, Tommaso decide di assumere temporaneamente per curare prato e siepi della villa con piscina l’intellettuale 17enne Antonio Totò Lo Cascio, che ha casualmente incontrato in un cinema porno e col quale ha cominciato a confidarsi sulla propria crescente passione per i maschi (in particolare, crede di essersi innamorato dello stesso Paolo dagli occhi azzurri, come la moglie, a reciproca insaputa). Totò non lo ha detto alla madre Patrizia (che lo ha cresciuto sola), ma ha già presto capito di essere attratto dai grandi corpi di taglialegna del suo stesso sesso, per esempio dal condomino reazionario frustrato magazziniere 45enne Beppe Pinardi, sposato con l’esemplare collega operaia Teresa. A quel momento, in lontananza appaiono i soldi in nero dei cinesi per Francesca: appetiti sessuali, truffe milionarie, piani criminali si accavallano e intrecciano, spassosamente.

L’ottima scrittrice torinese Rosa Mogliasso (Susa, 1960) strizza spesso l’occhio al genere noir, pur senza necessariamente trame assassine e investigatori seriali. Qui siamo forse nel noir erotico, con multiformi coppie a disposizione, tristi vite e arditi scambi di partner, aspirati o realizzati, chi più chi meno. Il titolo allude alla possibilità di assassinare altri e prende spunto dall’addestramento dei due prestanti prostituti sposati: fra gli scenari potenziali si era considerata anche l’eventualità di uccidere, qualche volta (ma non il sesso omosessuale, lo sbatterglielo fisicamente nel culo, come lui chiarisce, strano). La narrazione alterna la prima persona di Totò (parlantina brillante e gusti sessuali stravaganti), che nel prologo riporta la bambina rapita alla madre, consapevole che valeva dieci milioni di euro, la cifra chiesta per il riscatto, alla terza persona varia di quasi tutti gli altri protagonisti delle tre coppie (in personale e reciproca analisi manipolatoria) e del caro acuto Mattia. I dialoghi pure sono divertenti, attenti alle varie personalità, socialmente e culturalmente diverse. Passioni musicali di conseguenza: Tommaso in Jaguar con Totò al volante, gli fa ascoltare Glenn Gould, Radiohead e King Crimson, sentendosi decisamente confuso; e Paolo, proprio grazie a Tommaso, passa dai Rolling Stones a Vivaldi, fumandosi comunque una canna prima di uscire da casa propria. Rum e coca cola per Beppe, sic! Segnalo Megève a pagina 133.

v.c.

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