Attività della Fondazione Italiani o.d.r.

IL BELPAESE: Piccoli Comuni per un grande Paese

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Gli italiani, bella gente. L’Italia, il Belpaese. Due sinonimi ancora in voga. Una bellezza diffusa e al tempo stesso trascurata. A portata di mano, eppure trascurata. Una bellezza che è ricchezza e benessere, assolutamente da recuperare. Da vivere.

Questo l’incipit che ha mosso il progetto “Piccoli Comuni per un grande Paese” promosso dalla Fondazione Italiani per la rivitalizzazione dei piccoli Comuni italiani, e, in particolare, di quelli con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti (5.500 Comuni che rappresentano il 69 per cento dei Comuni del nostro Paese con una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti). 

Un tema noto, sentito, ma sempre affrontato in modo inefficace, come ad es. con la mortificante legge n. 158 del 6 ottobre 2017 (c.d. Realacci); una legge giusta, approvata all’unanimità in Parlamento, ma totalmente inefficace a causa dell’assoluta insufficienza dei fondi stanziati che in tutta evidenza (poche decine di euro per ciascun Comune) non poteva raggiungere gli obiettivi prefissi; o come l’ultimo tentativo del passato governo per il recupero dei borghi, concentrato sulla valorizzazione architettonico di poche realtà rispetto all’immenso patrimonio diffuso.

In realtà i “piccoli Comuni”, solitamente posti a coronamento delle città, a breve distanza  da loro, rappresentano per il Paese, oltre che per BelPaese, una potenzialità enorme, sia di carattere economico, che sociale, che nei tempi che viviamo (di aumento dei prezzi e del costo della vita, perdita di valore delle retribuzioni, innalzamento del costo delle locazioni, invivibilità delle città e in special modo delle periferie, degrado urbano, crisi climatica, e così via …) non può essere trascurata.

Cionondimeno lo è. Le autorità preposte, il governo, le regioni, le provincie, vittime del centralismo, vivono il rapporto con le autonomine locali minori come un peso.

E queste, le autonomie locali minori, devono agire autonomamente. Trovare e percorrere da sole le strade che possono consentire loro di rivalutarsi e affermarsi.

Il progetto “Piccoli Comuni per un grande Paese” propone ai Comuni interessati un piano per il ripopolamento, previa riqualificazione del loro territorio, nel rispetto delle loro caratteristiche e potenzialità, attraverso interventi migliorativi nei vari settori, quali: sanità, trasporti, energia, ambiente, tutela del territorio, patrimonio artistico/culturale, istruzione, cultura, tradizione, edilizia, telecomunicazioni, agricoltura, sviluppo economico e sociale, sport, promozione e insediamento di nuove attività produttive, recupero e riqualificazione delle attività passate.

Ripartire dall’economia locale e reale può assumere il significato di una contestuale rinascita della “politica reale”, attraverso il riavvicinamento dei cittadini, che ne sono protagonisti, alla vita economica e all’organizzazione politica del Paese. Un’iniziativa che non si limita alla rivalutazione socioculturale dei borghi coinvolti, ma intende in più contribuire alla radicale rivalutazione del rapporto che esiste tra i piccoli Comuni e le autorità centrali del nostro paese.

L’obiettivo è far sì che i piccoli Comuni passino, dall’essere soggetti pubblici destinatari di residuali provvidenze assistenziali da parte delle autorità pubbliche sovraordinate, a essere soggetti positivamente chiamati a fornire alla Comunità nazionale beni e servizi (ad es. la fornitura di energia da fonti rinnovabili) che sono nella loro disponibilità o da loro promossi, passando da soggetti assistiti a soggetti protagonisti.

Negli articoli successivi riferiremo degli interventi che nei settori suaccennati i piccoli Comuni riusciranno ad avviare. Il tutto con l’obiettivo di favorire il ripopolamento dei borghi. L’Italia è un paese impareggiabile. Le sue caratteristiche geografiche, ma soprattutto le sue grandi tradizioni impongono azioni concrete e urgenti per valorizzare e talvolta riscoprire i grandi tesori dei quali dovremmo essere custodi più diligenti. Il risanamento dei borghi italiani, la riscoperta delle loro preziose tradizioni ed il rilancio delle loro micro-economie si prospettano oggi non solo opportuni, ma anche necessari. Ad esempio, il nostro territorio collinare e montano potrà dare un contributo inaspettato e decisivo alla produzione di energia da nuove fonti. Il rilancio di un’agricoltura d’avanguardia porrà l’Italia – già svantaggiata dalla sua orografia ma privilegiata per il suo clima soprattutto nella parte centro-meridionale – nella condizione di competere più efficacemente con altri partners continentali soprattutto nel settore dei prodotti ortofrutticoli destinati al grande “bacino di utenza” dell’Europa centro-settentrionale e della Russia. La promozione di una campagna di grandi riforestazioni porterà alla progressiva riduzione del rischio di alluvioni devastanti. Una sanità meglio garantita capillarmente nel territorio ed una riarticolazione della rete dei trasporti costituiranno le garanzie più importanti per gli insediamenti di ritorno. Il raggiungimento anche solo di alcuni tra gli obiettivi accennati dalla nostra proposta collocherà molti piccoli Comuni, finora destinati a spopolarsi e ad essere dimenticati in un immeritato abbandono, in una posizione di protagonisti nel futuro sviluppo dell’Italia che cambia. Il ripopolamento auspicato sarà la principale conseguenza di tali positive realizzazioni. 

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