Territorio

Piccoli comuni: nuova agricoltura, rimboschimento e dissalazione

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A proposito dei PICCOLI COMUNI, e del loro auspicato ripopolamento, vorrei parlare, tra le tante misure da adottare per rendere più fiorenti le loro economie, da un canto, della c.d. nuova agricoltura, dall’altro, del rimboschimento, e dall’altro ancora, per i soli comuni marittimi (costieri o insulari che siano) della dissalazione.

La nuova agricoltura. La tradizione italiana è fortemente agricola, e la nostra agricoltura è soprattutto una agricoltura diffusa, o meglio, ahimè frazionata in piccole realtà ferme al passato. Il che è un bene, per quanto concerne la difesa delle specie autoctone e delle tradizioni, e un male, per quanto concerne la necessaria modernizzazione, cui consegue una ridotta competitività. Eppure, e le facoltà di Agraria delle principali Università sono all’avanguardia nella ricerca. Sarebbe pertanto auspicabile favorire il contatto tra le stesse e le miriadi di aziende agricole (piccole, medie o grandi che siano) distribuite lungo tutto lo stivale, in particolar modo nei piccoli Comuni. Possibilmente costituendo in alcuni di loro centri specializzati di ricerca avanzata sulle più moderne tecnologie applicate all’agricoltura (bioagricoltura, agricoltura simbiotica, coltivazione idroponica). Tecniche ampiamente utilizzate all’estero (ad es. in Israele, Olanda, Spagna, ecc.) che, se recepite dai nostri agricoltori, potrebbero portarci al livello degli altri Paesi più avanzati e consentirci di concorrere meglio sia sul mercato interno, che su quello estero.

Il rimboschimento. Il disastro ambientale, e quello idrogeologico in particolare, sono noti. Sa va sans dir che il rimboschimento potrebbe mitigare gli effetti climatici e il danno idrogeologico, che in questo periodo stanno creando non poche difficoltà al Paese, e non solo mondo agricolo italiano. È pacifico che sia necessario un intervento nel breve-medio periodo che consenta alle colture di svilupparsi nonostante la carenza d’acqua. È pacifico che se si riuscisse a ripiantare nei prossimi decenni i miliardi di alberi improvvidamente sinora abbattuti a livello globale, ridurremmo drasticamente la componente di CO2 presente nell’atmosfera, contribuendo a raggiungere in tempi ragionevoli più brevi del previsto gli obiettivi di de-carbonizzazione del pianeta. In attesa dell’auspicabile iniziativa specifica dell’ONU, i paesi Europei, anche con il GREEN DEAL, si sono già riproposti di essere all’avanguardia nelle iniziative di de-carbonizzazione a livello mondiale. L’Italia dovrebbe sollecitare Bruxelles per un potente rilancio e finanziamento di un piano pluriennale di riforestazione finalizzata alla riduzione della CO2 nell’atmosfera. I piccoli Comuni italiani –  immersi nel grande patrimonio boschivo già esistente in Italia, spesso insistente su terreni o di proprietà o controllati dai Comuni – se opportunamente incentivati, potrebbero svolgere, per la parte di adempimenti che competerebbe all’Italia, un ruolo fondamentale.

Un esempio da seguire è quanto fa l’Unione europea attraverso l’AGEA per la messa a riposo dei terreni, a condizione di poter rendere remunerativa la scelta di piccoli proprietari di riconvertire parte dei propri terreni alla riforestazione, magari prevedendo un’indennità se non un canone.

La dissalazione (ovviamente per i soli Comuni compresi in una fascia di pochi chilometri dalla costa). La tecnologia per la dissalazione dell’acqua di mare è da tempo disponibile e viene usata con successo in molti paesi, consentendo di garantire acqua laddove manca, soprattutto dove necessita per uso agricolao La dissalazione in Italia oggi fornisce solo lo 0,1% dell’acqua dolce disponibile, con solo poche decine di impianti funzionanti. A parte Israele – il paese più avanzato nella dissalazione, che ricava dall’acqua marina circa la metà del proprio fabbisogno idrico generale – si consideri che la Spagna, con una superficie costiera inferiore a quella italiana, dispone oggi di più di 700 impianti di dissalazione, molti dei quali costruiti con finanziamenti europei. 

La ben nota crisi della rete idrica italiana, che annovera perdite per dispersione calcolabili pari a quasi il 50 per cento dell’acqua trasportata, richiederebbe interventi urgenti di risanamento che, se riferiti all’intera rete nazionale, comporterebbero una spesa enorme stimata in almeno 30-40 miliardi di euro. Una oculata programmazione della spesa a livello pluriennale potrebbe prevedere di impiegare una parte di una cifra così enorme per la costruzione di alcune centinaia di impianti di dissalazione grandi e medi (da costruire lungo le coste) e di altrettanti impianti di risalita dell’acqua prodotta per rifornire, in alcuni casi, le zone preappenniniche ed appenniniche meno elevate dove la raccolta naturale fosse carente o impossibile. Impianti possibilmente pubblici e non privati.

La dissalazione dell’acqua marina potrebbe aumentare – ovviamente, soprattutto nei piccoli Comuni costieri o insulari, abbattendo anche i costi di produzione –  con l’uso di fonti di energia alternativa (solare, eolica, ecc.). Parte dell’acqua prodotta con la dissalazione potrebbe essere altresì usata per la produzione di idrogeno verde. I Comuni costieri, in particolare nell’Italia centro-meridionale, potrebbero così distinguersi per la costruzione, sui loro terreni demaniali costieri, di infrastrutture complesse, che raggruppino sia la produzione di energia (parchi fotovoltaici, eolici, geotermici, per biomasse ecc.), sia gli impianti di dissalazione, sia infine quelli per la produzione di idrogeno verde.

Noi Italiani viviamo in un Paese che per molti versi ci pone in una posizione privilegiata, in grado di meglio affrontare i grandi cambiamenti di vita, abitudini, attività, che sono imposti soprattutto dalla crisi climatica che sta raggiungendo il suo apice. Questa sarà domata solo se ci imporremo con grande rigore comportamenti correttivi, che ne riducano progressivamente l’impatto sulle future generazioni. Gli Italiani potranno, forse più di altri, dare un contributo qualitativamente molto alto al risanamento che ci viene richiesto, ponendoci ancora una volta alla testa di quanti intendono consolidare e trasmettere ai propri figli migliori condizioni di lavoro e di vita.

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