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Recensione Tre vite Una settimana

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Tre vite Una settimana Michel Bussi
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Giallo
Edizioni e/o Roma
2023 (orig. 2023, Trois vies par semaine
Pag. 429 euro 18

Più località della Francia, ora e nel passato, con frequenti nessi in Cecoslovacchia e Cechia. Dal 14 al 19 settembre 2023. Nelle Ardenne, sopra l’ansa della Meuse, Katel Marelle, capitana della gendarmeria, si ritrova un cadavere tra le braccia, caduto dal parapetto di un belvedere. Ha i documenti addosso: Renaud Duval, 46 anni, nato lì vicino, a Charleville Mèziéres. La Peugeot del morto è nascosta sotto un albero, lontana dal parcheggio. Nel vano portaoggetti vi sono tre differenti patenti con identiche fototessere (faccia lunga, capelli chiari, mascella quadrata, bocca ironica, occhi grigio chiaro, bell’uomo!) di tre individui nati lo stesso giorno, il 29 gennaio 1977: lo stesso Duval, Pierre Rousseau a Parigi (XVIII° arrondissement), Hans Bernard a Mende in Lozère. La moglie del primo vive a Bourg-Fidèle, si chiama Agnès Nanesse Duval, fa l’assistente familiare, si prende angelicamente cura di bambini che le inviano d’urgenza, qualcuno per pochi giorni, qualcuno per anni. Ora ne ha settantanove. Katel va a trovarla e la informa. Lei quel giorno compie 47 anni, vivevano insieme da ventotto, hanno due maschi grandi (fuori per studi), lui era ingegnere alla Walor-Florennes, importante fabbrica belga di piccole componenti, figlio unico (e la suocera era morta sei anni prima dopo una lunga malattia). In parallelo, due donne attendono da un po’ il ritorno del compagno, le ama, non capiscono perché non si sia più fatto vivo: la bionda fresca volitiva Vicky Malzieu con la figlia Lola all’agriturismo della Sparviera che gestisce a Ruynes-en-Margeride nello Chantal, il camionista indipendente Hans (arriva una settimana su quattro, quell’anno 88 giorni); la bruna giovane bella intelligente autistica (sindrome di Asperger) Èlèa Simon lungo boulevard Barbés a Parigi, il ballerino giramondo Pierre (arriva quattro o cinque volte l’anno, quell’anno ventitré giorni, ma si messaggiano di continuo). Entrambe cercano di rintracciarlo, mentre capitana e moglie indagano (poco di concerto) sulla morte di Renaud. Non potranno evitare di conoscersi.Lo scrittore già professore di geografia all’università (in aspettativa dal 2016) Michel Bussi (Louviers, 1965) vive sempre a Rouen in Normandia e pubblica ottimi gialli di successo da oltre una quindicina d’anni (avendoli cominciati a scrivere ben prima). L’autore francese è stato un discreto studioso della sua disciplina (di cui continua a essere innamorato), divenuto specialista di geografia elettorale. Gli oltre quindici romanzi pubblicati hanno una precisa ricostruzione dei “luoghi”, veri o immaginati, in cui sono ambientati e una notevole completezza di riferimenti alle specie vegetali o animali oltre che ai confini istituzionali o amministrativi. La sua professione gli ha imposto una maggiore attenzione nel trattare anche le altre discipline scientifiche, comunque quelle biologiche. Bussi entrò nelle alte classifiche letterarie d’oltralpe già nel 2014, all’8° posto (quasi 480.000 libri venduti nel 2013), poi più in alto; dalla metà del secondo decennio del millennio il successo si è esteso all’estero, con traduzioni in decine di lingue (35, sembra), ben conosciuto in Cina, Brasile, Russia e in tutt’Europa, molto apprezzato in Italia. Ognuno dei “pezzi unici” ha trame estremamente arzigogolate, usando vari marchingegni letterari di difficile trasposizione e replicazione, sono scritture da scienziato geografo, non da sceneggiatore sincopato. Secondo Katel, “un’indagine si riduce spesso a fare il vuoto intorno, fermare tutto e ragionare, come per un qualsiasi compito di matematica”. Da noi si scontra un poco con il giustificato prevalente amore per il noir, i suoi sono gialli. In questo caso sanno di “giallo” le ragioni antiche e recenti di tre esistenze sincere vissute ogni stesso anno (o settimana, da cui il titolo). Anche in quest’avventura vi sono misteri incredibili e intrighi, vendette antiche e colpi di scena, minacce e violenze, ma il leitmotiv è un grande artista francese (come in altri furono Monet o Saint-Exupéry), qui lo straordinario poeta “maledetto” Arthur Rimbaud, nato nel 1854 anche lui a Charleville Mèziéres (dove è ambientato gran parte del romanzo). La mamma di Renaud ha imparato bene il francese in Boemia grazie soprattutto a lui (recitato a memoria), Pierre scrive spesso traendone spunto, il vecchio libraio amico di Pierre (ed Èlèa) a lui si ispira, i titoli dei capitoli cronologici riprendono le sue varie opere. L’altro filo conduttore riguarda l’arte delle marionette: proprio a Charleville Mèziéres da sessant’anni si svolge il Festival mondiale dei relativi Teatri; ogni due o tre anni, a settembre; in dieci giorni attira centinaia di migliaia di spettatori per assistere a più di centocinquanta spettacoli ufficiali e a quelli (ancor di più) off nelle strade; nel corso delle edizioni vi sono stati incontri decisivi per l’evoluzione dei personaggi e della trama. Un ruolo lo ha anche la cacasse “a culo nudo”, con vari vini e liquori. Spicca la musica del mitico 1956.

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