
Bello il pilastro del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o della stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti”.
Spicca il richiamo alla libertà di parola, un dogma per quel paese. In un succulento articolo sul Corsera, Federico Rampini racconta il fermento che corre in questi tempi dentro le prestigiose università americane.
La guerra in Gaza ha solleticato gruppi di protesta pro Hamas che non sarebbero stati censurati dai responsabili degli atenei, tra questi quello di Harvard con a capo la donna Black, Claudine Gay. La Presidente avrebbe lasciato correre episodi di intolleranza anche con intimidazioni fisiche nei confronti degli studenti ebrei da parte di quelli schierati a favore dei palestinesi. Si è appena dimessa dopo aver a lungo resistito alle critiche delle quali è stata bersaglio.
Al solito ci si è dovuto arrampicare sugli specchi distinguendosi tra antisemitismo e antisionismo. Il primo segna una giudeofobia, un odio generalizzato verso gli Ebrei. Il secondo fonda sulla idea che la patria degli Ebrei sia in modo connaturato la Palestina.
Non è però andata bene a tutti. La Presidente della University of Pennsylvania ha dovuto dare invece le dimissioni a causa del suo giustificazionismo a vantaggio degli studenti che incitavano al genocidio degli Ebrei. “Dipende dal contesto”. Così avrebbe detto e così ha pagato.
Contesto è ciò che è intessuto, legato insieme, una connessione, un nesso che tiene insieme le posizioni. Un dizionario etimologico ci dice come la parola possa anche avere un significato opposto. Ad esempio, è questo lo spirito della legge, da come si desume da tutto il suo contesto.
Sembrerebbe un invito a non avere posizioni rigide ma flessibili, la necessità di valutare una situazione tenuto conto di un insieme di altri elementi che possano inibire la piega verso una lettura cruda e asettica dei fatti. La elasticità ed un’ampiezza di vedute per meglio giudicare una situazione.
Eppure, la parola nel nostro caso ci porta ad un altro significato, cioè alla “contestazione” di alcuni verso chi non piace, una opposizione imperniata a dispregio di un pensiero organizzato su un quadro d’insieme.
Siamo in presenza di un atteggiamento che si traduce in una intolleranza che fa a pugni proprio con le parole di quell’emendamento a difesa di ogni espressione di pensiero compresa quella degli intolleranti di prima fila.
Si intrecciano in questo contesto, è il caso di dirlo, l’etnia afroamericana, spesso di timbro mussulmano, con una radicata linea di antisemitismo avverso al capitalismo ed al potere rappresentato dalle lobby ebraiche.
Si capisce che le Università di grido sono intrise di un “illiberalismo” di sinistra che imporrebbe un politicamente corretto che nessuno si sente di contrastare.
Non si conterebbero gli incontri promossi e poi mandati a monte temendo la contestazione di questi gruppi che si ispirano a tal Ibrahim X. Kendi che propone al meglio una ideologia vetero marxista.
Si è passati dal politico Malcom X, che pure a leggerne la vita non era stato propriamente uno stinco di santo (ciò malgrado era impegnato contro ogni forma di discriminazione), al testimone di un’altra X di improbabile costrutto. Al suo fianco i Black Lives Matter e il movimento Me Too, un melting pot di protestatari.
Si segue il politically correct per ogni dove. Così i latinos sono stati ribattezzati Latinx, dove almeno in origine per gli afroamericani la “X” indicava il rifiuto del cognome ereditato dai loro padroni.
Così Rampini ci dice, ad esempio, della accortezza che si deve, soprattutto in forma scritta, nell’uso dei pronomi che non possono essere maschili o femminili essendo consentito solo il neutro plurale che non ferisce le identità “fluide”.
Anche a casa nostra non sono mancati già anni fa esempi eclatanti di inviti annullati per ragioni di opportunità. Tra tutti ricordiamo la preclusione verso Benedetto XVI, formalmente invitato dal Rettore della Università di Roma dell’epoca Renato Guerini, per una sua riflessione sul tema della moratoria della pena di morte.
67 furono i docenti che firmarono una lettera di contrasto alla iniziativa, avversando le posizioni di Ratzinger sul rapporto tra scienza e religione e per l’occasione chiamando in causa anche il processo a Galileo Galilei.
Il Papa non andò più all’incontro inaugurale dell’anno universitario ma Guerini impose comunque la lettura del suo intervento per sottolineare il rispetto del principio di libertà di parola, tanto più in ambito universitario.
Questa volta siamo stati noi a lanciare una tendenza oltre oceano che è stata subito accolta con ulteriori forme di rincaro. Emendare vuol dire in sostanza fuori dall’errore. Speriamo che negli USA recuperino lo spirito della loro Costituzione in una realtà, come si usava un tempo dire, “scevra da mende”.
