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Chi ha vinto a Taiwan

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Il 13 gennaio si sono svolte a Taiwan le consultazioni politiche quadriennali, che hanno portato all’elezione sia del nuovo Presidente della Repubblica sia dell’unica Camera di rappresentanza (il c.d. Yuan legislativo). Abbiamo già scritto su questo tema due settimane fa, sottolineando la enorme rilevanza di questa chiamata alle urne del popolo taiwanese. Non si è trattato solo delle prime tra le elezioni previste in tutto il mondo in questo “annus terribilis” appena cominciato, che vedrà metà dell’umanità, cioè circa 4 miliardi di persone, interessata da consultazioni politiche.

Nel caso di Taiwan queste elezioni democratiche rivestivano un’importanza cruciale, perché il loro esito potrà avere conseguenze di enorme rilevanza per gli equilibri geopolitici futuri, soprattutto nei rapporti tra Cina Popolare e Stati Uniti, e per il mantenimento della pace in Estremo Oriente.

Le prime interpretazioni date ai risultati di queste importanti elezioni sono a dir poco contraddittorie. Partiamo anzitutto dall’analisi dei dati, per tentare poi di formulare ipotesi di possibili conseguenze sul piano politico.

ANALISI DEI DATI – DIFFERENZE RISPETTO ALLE ELEZIONI DEL 2016 E DEL 2020 – Per i dati elettorali, molto chiari, per i tre partiti in lizza [che sono: Il DPP (Partito Democratico Progressista – oggi al potere), il KMT (Kuomintang) e il nuovo TPP (Partito popolare)] occorre distinguere nettamente i risultati delle

ELEZIONI PRESIDENZIALI da quelli delle ELEZIONI LEGISLATIVE. Infatti, nel sistema elettorale taiwanese, mentre per le elezioni del Presidente vince chi prende comunque più voti, senza ballottaggio, per le elezioni legislative, ovvero per l’elezione dei 113 rappresentanti dello YUAN LEGISLATIVO, vige un sistema misto, maggioritario e proporzionale. Diversità di sistema che, nel caso di variazioni delle preferenze di voto secondo che si voti per il Presidente o si voti per la Camera dei rappresentanti, tenendo conto anche delle circoscrizioni elettorali può – come effettivamente è accaduto – riservare sorprese. Infatti, a differenza di quanto accaduto per l’elezione del Presidente, indipendentista, per l’elezione dei deputati, 73 seggi, alias la netta maggioranza, sono attribuiti con sistema maggioritario al partito filocinese, 6 sono andati agli aborigeni e 34 sono stati attribuiti col sistema proporzionale. Ecco i dati dei risultati, sintetizzati qui di seguito, dove sono citati anche i dati delle precedenti elezioni del 2016 e 2020 (con indicata tra parentesi la ripartizione dei seggi parlamentari dell’unica Camera, il c.d. YUAN LEGISLATIVO).

LE PRIME INTERPRETAZIONI POSSIBILI La maggior parte della stampa ha evidenziato solo la vittoria presidenziale del Candidato LAI, la marginalizzazione delle forze politiche che vorrebbero un riavvicinamento dell’isola al Continente e la sconfitta della Cina popolare che ambiva ottenere anche con queste elezioni un ridimensionamento di chi si oppone alla riunificazione con Pechino. 2 L’analisi più ponderata dei risultati elettorali induce ad avviso di chi scrive a formulare alcune osservazioni meno precipitose. Anzitutto le urne hanno fortemente ridimensionato il DPP, partito al governo e decisamente anticinese, che, pur vincendo per la terza volta consecutiva le presidenziali, ha lasciato sul campo quasi il trenta per cento del suo elettorato e ha perso il primato in Parlamento. Il KMT, secondo partito, pur perdendo le presidenziali, raccogliendo in media meno consensi rispetto alle precedenti elezioni, ha però rimesso tutto in discussione nel Parlamento, ottenendo più seggi di tutti, superando, anche se di poco, il partito del nuovo presidente Lai. Il terzo partito, nato da poco, il TPP, ha realizzato un risultato sorprendente, grazie soprattutto ai giovani che lo hanno nettamente preferito.

Pur in presenza, quindi, di forti poteri presidenziali, il nuovo presidente Lai, non disponendo della maggioranza in parlamento e anzi rischiando che si formi una maggioranza a lui contraria, come potrebbe accadere, laddove gli altri due partiti (KMT e TPP) dovessero coalizzarsi contro di lui, rischierebbe di trovarsi in una posizione difficile.

Come appare possibile visto che sia il KMT che il TPP hanno subito manifestato la loro intenzione di voler riaprire su nuove basi il dialogo con Pechino. Queste ipotesi che ci permettiamo di avanzare sembrano d’altra parte confermate dalle prime dichiarazioni a caldo del presidente americano Biden, che ha assicurato di non voler sostenere l’indipendenza di Taiwan. La situazione è molto fluida, ma non è azzardato pensare che queste elezioni abbiano rappresentato in realtà un successo per chi vuol dialogare con Pechino e una sconfitta per chi aveva vaticinato un’invasione che diventa sempre meno probabile.

Xi Jinping non deve far altro che riprendere il dialogo, attraverso il KMT, e Taiwan nel giro di pochi anni risulterà molto più vicina alla Cina popolare di quanto non sia mai stata. A quanti si sono affrettati a dichiarare che ha vinto chi è contro Pechino e ha perduto chi vuole dialogare forse va fatto presente che è avvenuto esattamente il contrario. Queste elezioni, importantissime per la geopolitica mondiale, hanno segnato una svolta, garantendo, speriamo, d'ora in avanti molta più pace di prima.

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