Ambiente

Cambiamento climatico: raffreddiamo la Terra con i vulcani

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Sono decenni che si parla del cambiamento climatico e delle sue conseguenze drammatiche per l’intero pianeta. Giornali, dibattiti, forum, manifestazioni e quant’altro hanno certamente sensibilizzato l’opinione pubblica, ma gli effetti pratici non si vedono ancora. 

Davanti a questo scenario qualcosa di concreto comunque si muove, come la nuova scienza che studia questo tipo di problema: l’ingegneria climatica, conosciuta anche come geoingegneria, che elabora l’insieme di tecnologie atte a contrastare le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare proprio il riscaldamento globale. 

Tale scienza può essere considerata come l’ultima strategia, per opporsi a questa sfida della natura, considerata ormai prioritaria dall’attuale consesso degli esperti. 

Le tecnologie climatiche, almeno per ora, possiamo classificarle in due grandi specie: riuscire a togliere l’anidride carbonica dall’atmosfera o avviare la riduzione della radiazione solare che incidono sul pianeta. 

Le due specie di soluzioni hanno caratteristiche assai diverse per efficacia come la velocità di attivazione, i costi e non ultimo i rischi per eventuali effetti ancora poco noti che potrebbero avvenire inaspettati e catastrofici nell’ambito climatico in generale. 

Proprio a causa delle incertezze scientifiche, eventuali soluzioni di progetti operativi di ingegneria climatica sono ancora oggetto di ampio dibattito. 

Tra questi, pur tra mille distinguo, alcuni scienziati hanno preso spunto dai vulcani per raffreddare la Terra. Può sembrare un controsenso, ma la natura è più saggia di noi.  Il progetto parte da un concetto semplice: formare nuvole artificiali che respingano i raggi solari, prendendo come esempio i processi naturali delle eruzioni vulcaniche come delle due grandi esplosioni del Tambora, in Indonesia, avvenuta nel 1815 e quella più recente avvenuta nel 1991 con il Pinatubo, nelle Filippine. 

Eruzioni che hanno rilasciato immense quantità di zolfo nell’alta atmosfera con una rapida diminuzione della temperatura un po’ il tutto il globo da cui nasce questo studio, come una iniezione di zolfo che viene lanciato attraverso un aerosol nella stratosfera, proprio come avvenne per i due vulcani. 

C’è un solo problema, si fa per dire, che proprio l’inserimento continuo di enormi quantità di anidride solforosa nell’atmosfera poterebbero probabilmente una riduzione di almeno 1°C nella temperatura media globale, ma non risolverebbe i problemi derivanti dall’aumento di anidride carbonica con il rischio, non remoto, che si possa ostacolare o rallentare tutte le azioni già avviate per ridurre le emissioni di gas serra e addio allora alla lotta contro l’inquinamento. 

Se poi aggiungiamo, come già accennato, l’imprevedibilità degli effetti collaterali con l’aggravante, questa volta, che sarebbero i Paesi meno sviluppati e più fragili ad essere i più colpiti da tali effetti paralleli, per questo, nonostante gli studi, l’incertezza degli effetti pone ancora tutto ad un livello di scetticismo assai significativo.

L’unica soluzione al momento, come enunciata da molti esponenti di movimenti verdi, è l’impegno di ciascuno di noi nel suo piccolo a non inquinare ciò che ci circonda e non è cosa da poco, potrebbe essere un inizio di vero un ‘atto rivoluzionario’ per la salvezza della natura e, dunque, di noi tutti.

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