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Caso Ferragni: quando l’influencer non influenza più nulla

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«Un bambino gridò tra la folla che il re era nudo, ed immediatamente tutta la gente, fino ad allora soggiogata dal pensiero conformista e succube del potere, prese atto che effettivamente il vestito così lussuoso, a dire del sovrano, in realtà non esisteva e vedendolo finalmente solo ciò che effettivamente indossava; le sue braghe di tela si ruppe l’incantesimo e dalla folla si levò una grandissima risata liberatoria verso il re». Questa, in estrema sintesi il famoso racconto de “Il vestito dell’imperatore “di Hans Christian Andersen

Così, come nella favola, è caduto con un gran fracasso il mito, tale ormai era diventato, della influencer per antonomasia, Chiara Ferragni, un nome, una garanzia di successo con i suoi oltre trenta milioni di follower nel mondo, o per meglio dire di suoi seguaci, dimostrando che in realtà il re era nudo, al di là delle apparenze. 

Quella che poteva sembrava una semplice grana amministrativa, da risolvere con un assegno e nulla più, si è via, via trasformata in una bufera mediatica e giudiziaria, che la vede ancora indagata addirittura per truffa anche se tutto è ancora da chiarire. 

Una vera e propria portaerei che solcava da anni con successo il mare del commercio facendo da sponsor a qualsiasi oggetto vendibile compresa la sua stessa immagine, la sua famiglia, la stessa vita privata, insomma il classico personaggio da copertina che tutti ambivano conoscere e, per i meno fortunati, si accontentavano di fare ore di fila davanti ad un centro commerciale per elemosinare un selfie con la regina del presenzialismo.  Solo nel 2023 la Sensemakers, società di consulenza digitale, ha rilevato che nel 2023 l’influencer ha pubblicato 175 post promozionali per un totale di 53 marchi.

Tutto questo è crollato, o sta per crollare, dopo l’ormai il celebre ‘pandoro-gate’ dove è inciampata rovinosamente portandosi dietro tutto ciò che aveva costruito con grande capacità manageriali e d’intraprendenza creando un suo impero economico partendo dal nulla. Chapeau! 

Ma se è vero che i sogni finiscono all’alba, quello di Chiara è finito possiamo dire nella tarda mattinata portandosi dietro tutta una serie di polemiche, ma ciò che è veramente triste di tutta questa storia non è tanto lo scivolone della influencer, quando si è troppo in alto può capitare di inciampare, quanto una certa stampa o personaggi più o meno noti insieme a tante società commerciali, che avrebbero fatto di tutto anche solo  per incontrarla, ma questo accadeva solo poco tempo fa, appena è caduta in disgrazia, anche se la storia è ancora tutta da scrivere, ecco che nessuno l’ha mai conosciuta, anzi si è aperto il tiro a segno nel criticarla, nel fare dei distinguo e così via ed è proprio questo atteggiamento ipocrita, più che l’equivoco della beneficenza, che colpisce al di là della questione giudiziaria.

Purtroppo, la disavventura della Ferragni non solo ha creato a se stessa un grosso danno di immagine e di promozioni commerciali, ma ha portato con se anche gli altri influencer sparsi in Italia, dimostrando come in questo campo spesso il re in fondo è veramente nudo.

Crediamo a questo punto sia finito il tempo in cui quando un personaggio sconosciuto ai più che non sapeva né cantare, né ballare e né tanto meno recitare, ma voleva stare nel cosiddetto starsistem ecco che per i media diventava, non sapendo come classificarlo, un influencer, una parola che dice tutto e non dice realmente nulla, anzi spesso esprime il vuoto. 

Solo che di Ferragni c’è n’è una sola, il resto sono copie e non tutte venute bene.

Dopo tutto questo e il ridimensionamento di queste figure c’è da domandarsi, ma davvero sono così importanti gli influencer per incrementare le vendite? 

In realtà, a sentire i grandi esperti si comunicazione, il loro contributo è assai discutibile per una serie di fattori come dare il proprio marchio da pubblicizzare a queste figure ricche solo di follower, sempre da verificare in fatto di numeri, è imprudente perché, come nel caso della Ferragni, mette la sua credibilità nel presentare un prodotto, suo unico e fondamentale punto di forza, ma nel momento che perde questo suo valore si porta dietro anche il prodotto da lei pubblicizzato ed ecco allora, come scrivono i giornali, che già molte delle aziende con le quali la Ferragni era impegnata l’ hanno abbandonata cercando di dissociarsi in modo molto deciso, ma questo difficilmente riesce a risollevare la propria immagine commerciale, almeno in breve tempo. 

Forse, se questa storia ha una morale, insegna che il commercio, come del resto la vita, è una cosa seria e non può essere improvvisata, altrimenti poi se ne pagano duramente le conseguenze.

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