Esteri

L’Italia è un paese in bilico tra primati e decadenza

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L’Italia è il paese delle contraddizioni. Sarà questo forse questa la sua punta di diamante o piuttosto l’incrinatura che la mette sempre in allarme per un prossimo disfacimento. 

Viene da rovinarsi il fegato se solo si pensasse alle sue potenzialità rispetto alle attuali condizioni di salute. Il male di fondo è forse in una mancanza di fede che ci perseguita, un ateismo che non produce nulla di buono. Se credessimo davvero in un riscatto potremmo emulare i fasti della rinascita del dopoguerra. 

Una notizia non trascurabile. Secondo la società di consulenza britannica Henley&Partners il passaporto italiano è il più potente al mondo e permette l’ingresso senza visto in 194 paesi su 227 non incorrendo il rischio di annegare nella palude della burocrazia. L’anno scorso eravamo in quarta posizione ma ora possiamo alzare lo scettro dei primi in classifica. Tanto per avere una idea delle proporzioni la Russia è al 51esimo posto e la Cina al 62esimo.

Sarà in virtù del credito di simpatia nel mondo o forse per la nostra irrilevanza che non suscita apprensioni verso chi ci accoglie. Ogni fatto presenta sempre una doppia faccia, difficile orientarsi con certezza.

A quanto si legge sembra anche che Italia offra la concreta opportunità la di ottenere senza sudore una doppia cittadinanza, in base al paese di origine. Direbbe De Sica “Noi siamo sinceri democratici, aperti al sentimento” e quindi non costringiamo il prossimo a scelte radicali, di qua o di là del fossato.

In qualche misura ci difendiamo anche tra le lingue più studiate al mondo. Primeggia l’Inglese con 1, 5 miliardi di studenti. Seguono il Francese con 120 milioni, essendo la lingua ufficiale di bel 29 paesi, quindi il Cinese con 30 milioni, lo Spagnolo con 18 milioni, che si attesta comunque come la seconda lingua più parlata sul pianeta. Il Tedesco si attesta con 15milioni e infine l’Italiano con ben 8 milioni di persone che si cimentano nel suo apprendimento. Non siamo proprio da scartare.

Anche in Economia, malgrado i noti acciacchi, abbiamo ancora qualcosa da dire. Dal quarto posto che vantavamo in tempi di Prima Repubblica siamo “precipitati” in ottava posizione ma rientriamo pur sempre nelle 10 potenze mondiali. 

Si tenga conto che l’economia di questi Paesi costituisce il 66% dell’economia del mondo, né quisquilie né pinzillacchere. Rientriamo tra i primi 10 Paesi del globo terracqueo anche quanto a potenza militare, subito dopo la Francia e lasciando al 25esimo posto la Germania.

Passiamo ora ad altro tema. I patrimoni d’umanità d’Italia sono i siti dichiarati dall’UNESCO e ne contiamo ben 59. 

Senza andare troppo nel dettaglio, ci mettiamo alle spalle, la Cina con 57 siti, la Francia con 52 siti. Lo stesso numero è per la Germania mentre la Spagna si attesta a quota 50, la Russia a 31 e così via. Siamo incontestabilmente al vertice nella classifica “Heritage” per patrimonio culturale, artistico, storico e architettonico.

Veniamo alle dolenti note. Il nostro debito pubblico ad ottobre del 2023 era pari a 2860 miliardi con una stima a giugno dell’anno corrente che potrebbe attestarsi tra i 2905 e 2961 miliardi. 

Malgrado l’aumento nell’ultimo biennio delle entrate fiscali siamo sempre decisamente in affanno. Per trovare qualche euro per una minima iniziativa non sappiamo a quale Santo votarci. Dal 2008 ad oggi fino al 2019 pare si sia accumulato un debito aggiuntivo di 777 miliardi con un incremento del 47%. Oggi la spesa di interessi sul debito pubblico si attesta la 4% del PIL nel 2022 e nel 2023 contro il 3,6 % del 2021. 

In sostanza abbiamo pagato interessi pari a 60,3 miliardi per il 2019, 57,3 per il 2020, 63,7 per il 2021, 77,2 per il 2022, 81,5 per il 2023 e si stima 80 miliardi per il 2024.

Euro più, euro meno se le cifre fossero queste, l’Italia è destinata ad una perenne zoppia, lottando continuamente per la sopravvivenza, non avendo margini di manovra per pensare in grande.

Sarebbe bello immaginare un patto della politica tra maggioranza e opposizioni che avvii un piano concreto contro l’evasione fiscale che registra diverse consistenti decine di miliardi l’anno. 

Se questo fosse, nell’arco di un decennio il nostro Paese potrebbe tornare a camminare con una certa speditezza. Per riuscire nell’intento non dovrebbero esserci speculazioni elettorali e strizzate d’occhio all’elettorato che non potrebbe distinguere tra compagini buone o cattive, tra belli o brutti. 

Se tutti i Partiti, compattamente, sottoscrivessero un piano di tal genere potremmo ancora farcela. Occorrerebbe crederci, ritrovare la fede.

Un bel film di Tornatore, a titolo “Stanno tutti bene”, racconta di un padre di famiglia che incontra i suoi figli, ormai adulti, che, mentendo, gli rappresentano una positiva realtà di comodo, diversa dalla verità dei fatti che verrà fuori poi drammaticamente. 

Flaiano scrive:” mi fa visitare il suo nuovo appartamento. Usciamo sulla terrazza. E’ molto soddisfatto del panorama. Puntando il dito verso l’orizzonte comincia:” Che cosa magnifica, vero? Ecco laggiù il Soratte cantato da Orazio; e poi, Tivoli, i monti Albani, Rocca di Papa.  Dominiamo tutta Roma”. Gli domando che c’è dall’altra parte. “Dall’altra parte? Oh niente, c’è il panorama di servizio.”.

Apriamo gli occhi. Il tempo sta per scadere e non dobbiamo illuderci guardando solo dalla parte migliore.

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