Cultura

Recensione Il libro delle isole

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Il libro delle isole. Un viaggio nelle isole più belle del mondo 
Lonely Planet (Brett Atkinson, Anthony Ham, Mark Johanson, Rebecca Milner, Isabella Noble, Etain O’Carroll, Sarah Reid, Regis St. Louis, Nicola Williams
Traduzione e redazione di Barbara Ronca
Viaggi
Lonely Planet EDT Torino
2023 (orig. 2022) 
Pag. 320 euro 49 (grande formato)

Terre interne a bacini di acque sul pianeta. Oggi. Prima o poi su un’isola ci si mette piede se non ci si risiede già. Forse è capitato di visitarne varie e s’intende farlo di nuovo. Sono ognuna molto diversa dall’altra, quasi sempre una meraviglia: la costante è essere circondati da acque, avere la terraferma di riferimento abbastanza distante e irraggiungibile solo camminando; la biodiversità vale per tutto il resto. Il numero totale è incalcolabile, si fa fatica anche valutarle bene Stato per Stato, pur se ci si limita solo a quelle per qualche tempo abitate da noi sapiens nelle ultime migliaia di anni. Uno splendido volume con oltre seicento foto, cartine e illustrazioni consente ora di raccogliere le notizie più importanti per un viaggiatore contemporaneo, relative a 37 isole o arcipelaghi delle Americhe, 41 dell’Europa, 18 dell’Africa, 27 dell’Asia, 27 dell’Oceania, centocinquanta in tutto.

Per ognuna un paio di pagine in grande formato (raramente più oppure meno) con poche chiare uniformi notizie essenziali: coordinate geografiche e superficie, una presentazione sintetica, luoghi o attività da non perdere nell’esplorazione, il tema distintivo, varie immagini a colori degli elementi biologici e paesaggistici, la mappa di geo-localizzazione. Approfondimenti su antichità e arti rupestre o indigena, architetture, avifauna, cibi e bevande, eventuali sport (come escursioni e immersioni o mountain bike e canoa) e peculiarità (come cascate, barriere coralline, fari, foreste pluviali, grotte, laghi, mercati, musei, orti botanici, parchi e riserve naturali, relitti, siti storici, sorgenti, spiagge, vulcani).

Il punto di vista ecologico è quello da cui preferibilmente iniziare se si vuole avere un’isola come meta di viaggio: la differenza la fa comunque l’ecosistema, “isolato” dagli altri ecosistemi del continente di riferimento. A un viaggiatore abituale farebbe bene consultare un compendio delle isole e degli arcipelaghi visitabili e distinte per continente.

La guida comparata (da cui il titolo), appena uscita nel nostro paese, segnala quelle associabili a un clima simile a quello di chi parte e tante a un contesto ambientale totalmente diverso; alcune grandi come Sicilia o Sardegna (le maggiori del Mediterraneo) e tante minuscole; alcune Stati come Palau o Tasmania e altre senza nemmeno un’autonoma amministrazione comunale; alcune con alta densità di abitanti per chilometro quadrato e altre praticamente disabitate; alcune con turismo di massa di facile raggiungibilità e altre con interessi prevalentemente storico-artistici e movimentazione impervia (sia per l’arrivo che per la godibile sosta).

Molte sono state utilizzate pure a scopi detentivi (isole e carceri, un binomio esplorabile), pur se nel libro vi si accenna solo nei casi più famosi e trascorsi, come Alcatraz e Robben Island. Nel territorio italiano vengono citate poche rispetto alle due maggiori: Elba, Burano e Mazzorbo, Eolie. Gli autori dell’edizione inglese sono collaboratori storici della Lonely Planet, con la consueta attenzione alle attendibili aggiornate informazioni essenziali, per viaggiare meglio da umani curiosi.

L’edizione italiana è ben curata. In fondo l’indice degli Stati di appartenenza, dei nomi delle isole o degli arcipelaghi e degli argomenti più frequenti che compaiono quando si descrivono le singole isole.

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