Politica

La burocrazia inefficiente ci costa “lacrime e sangue”

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Chiunque deve gestire il bilancio per la propria famiglia sa quanto sia difficile e quanti
salti mortali, anche tripli, deve fare per far quadrare i conti per non spendere oltre le
proprie entrate con il rischio di non riuscire a pagare i creditori e andare, come si dice, in default.
Questa la gestione, almeno sulla carta, di una famiglia seria con la classica testa sul
collo, che dovrebbe essere riportata su scala nazionale anche nelle nostre politiche
finanziarie.
Purtroppo, le cose non sono proprio così.
Per ogni italiano, in genere considerato una formichina c’è uno Stato cicala.
Con l’ultima legge di Bilancio, ratificata definitivamente dal Parlamento lo scorso 29
dicembre, il Governo Meloni ha previsto una spesa per il 2024 di 1.215 miliardi di euro, addirittura il 2,6 % in più rispetto al 2023.
Non male per un Paese stra-indebitato come il nostro, se pensiamo poi che solo
l’anno scorso la spesa globale è stata di 1.184 miliardi, e addirittura nel 2022 di 1.093
miliardi. Dobbiamo arrivare poi alla legge di Bilancio dell 2014, per trovare una spesa
di solo 825 miliardi di euro per le necessità dello Stato.
Insomma, un vero e proprio “crescendo rossiniano”, dove, negli ultimi dieci anni, le
spese promosse dai vari governi nel Bilancio statale si sono accresciute in maniera
esponenziale.
Bisogna, per correttezza, fare una precisazione: queste cifre non tengono conto della
grave tendenza dell’inflazione di questi ultimi anni e, considerando l’aumento dei
prezzi della spesa pubblica e privata dei citati 825 miliardi del 2014, oggi varrebbero
almeno 980 miliardi, una cifra importante, ma certamente sempre più bassa di quella
stanziata dall’attuale governo nella legge di Bilancio di quest’anno.
Purtroppo, si dice da più parti che la mitica coperta è corta e così ad ogni finanziaria,
come è ormai prassi dall’inizio della Repubblica, il Governo in carica delinea le linee
di spesa per le necessità della nazione e l’opposizione, grida per il mancato impegno
economico su questa o quella particolare esigenza: vuoi sanitaria, industriale o per i
servizi e, come in un disco rotto, il Governo risponde che non ci sono soldi, dunque,
è inutile protestare.
Questo rimbalzarsi le proprie responsabilità, ricorda, una commedia musicale degli
anni’60 di Garinei e Giovannini “Rinaldo in Campo” con il grande Modugno che
interpretava un brigante. In una scena Modugno si trova solo con due suoi fuorilegge per organizzare un grande colpo.
In una simpatica canzone cantata dal trio, si comincia a dare ad ognuno un proprio
ruolo solo che occorrerebbero almeno 30 briganti per l’impresa, ma loro sono sempre
tragicamente solo in tre e così come le finanze dello Stato.
Certamente, inutile dire, che si dovrebbero e potrebbero fare tante più cose, ma i
soldi sono sempre dolorosamente gli stessi: vuoi per la solita crisi economica
internazionale, la già citata inflazione o per l’evasione fiscale (vero cancro per il
sistema economico. Ndr) e non ultimo, forse il più grave, la dilapidazione di cui forse
non ce ne rendiamo conto, del denaro pubblico nella Pubblica Amministrazione
(P.A.).
Un folle sperpero denunciato dallo stesso Ministero dell’Economia e Finanza, ben
180 miliardi, una volta in più del costo dell’evasione fiscale valutata in 83,6 miliardi
di euro, secondo il prestigioso Cgia di Mestre che ha messo il dito della piaga.
In pratica ogni anno, solo per tutti i rapporti con la P.A., tra commercialisti, fiscalisti,
avvocati e quant’altro il cittadino italiano specie se imprenditore spende 57 miliardi e a sua volta quello che la burocrazia deve pagare per debiti verso i contribuenti ammonta a circa 49 miliardi.
Davanti a queste cifre, pensate quante cose si potrebbero fare per questo nostro
Paese, purtroppo, mettere mano a questo disservizio, sembra che nessun Governo,
al di là del colore politico, sia in grado di fare nulla, è quasi come scalare il monte
Everest a mani nude, perciò da bravi italiani, si rimanda tutto al prossimo esecutivo e
così passano i decenni, ma la malattia diventa cronica con i risultati che ben
conosciamo.
Pensiamo solo al debito pubblico che abbiamo ormai tra i più elevati al mondo, e,
certamente non ultimo, il cattivo esempio che si dà al cittadino proprio da parte di chi
dovrebbe essere onesto ed oculato nella spesa.
In questo modo, è triste doverlo ammettere, si dà in un certo qual modo la giustificazione ad evadere il fisco e facendoci così male da soli.
Se l’Europa ‘matrigna’ ci chiede di mettere i conti in ordine è anche e soprattutto nel nostro interesse, ma è una proposta che sembra quasi una provocazione ai nostri politici. E’ chiaro come il sole, e non occorre certo la sfera di cristallo, se una buona parte delle risorse fossero per una spesa pubblica più oculata si potrebbero trovare più soldi e si agirebbe meglio tra cui la possibilità di ridurre finalmente il peso fiscale sui cittadini.
In fondo la fedeltà fiscale, come molti affermano molti economisti, è inversamente proporzionale al livello delle tasse a cui sono sottoposti i propri contribuenti.
Un problema di non facile soluzione, come avverte la Cgia di Mestre, dove si evidenzia che se per un verso l’opinione pubblica dimostra una forte sensibilità verso l’evasione fiscale e il regno dei furbetti, sente però in modo purtroppo meno allarmante gli effetti deleteri degli sprechi più o meno gravi per le inefficienze nella Pubblica Amministrazione, una gestione malsana che, escludendo pur delle eccellenze in questo ambito, ricade poi come un macigno sull’intera nazione.

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