Cultura

Recensione L’orizzonte della notte

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L’orizzonte della notte 
Gianrico Carofiglio
Giallo noir esistenziale
Einaudi Torino
2024 
Pag. 281 euro 18,50

Bari. 2019. Un periodo di molte cose prive di senso per l’avvocato 57enne Guido Guerrieri, o munite di un senso che non riesce proprio ad afferrare. Da qualche mese va dal dottor Carnelutti, psicanalista di scuola junghiana. Era scoppiato a piangere e crollato dopo una mail a fine novembre 2018 della lontana irraggiungibile antica compagna Margherita che gli comunicava con garbo e affetto di essere prossima a morire, sbalestrato come dopo la fine del matrimonio con Sara (tradita non di rado), andatasene col suo miglior amico, e recentemente dopo che ha visto l’attuale bruna compagna Annapaola baciarsi con una bionda catalana, scoprendo così che le due erano in procinto di andare a vivere insieme a Barcellona. A primavera è arrivato un caso che lo ha coinvolto professionalmente, l’autunno successivo è rimasto infine nell’aula di tribunale, i giudici togati e popolari ritirati in camera di consiglio, qui gira e si siede nei posti dei vari protagonisti del processo, ripensa ai passaggi cruciali dell’ultimo semestre. La sera del 12 aprile era stato chiamato dall’amico Ottavio, la cui libreria apre alle ventidue e chiude alle sei del mattino, gli aveva chiesto di raggiungerlo in negozio, dove si era rifugiata Elvira Castell, dopo aver ucciso l’ex compagno della gemella Elena, morta suicida quindici giorni prima (dopo due anni di abusi). Era andata arrabbiata nel suo appartamento, dove Giovanni Petacci ancora tranquillamente viveva, gli aveva sparato. Pochi dubbi, tutto dovrà ruotare fra l’eventuale vendicativa premeditazione e l’eventuale legittima difesa. Fra una seduta e l’altra da Carnelutti, Guido aveva accettato l’incarico, aveva consigliato alla donna di costituirsi comunque subito, l’aveva accompagnata e seguita nelle procedure, era andato a trovarla in carcere (chiedendo all’ex poliziotto Tancredi di fare le dovute indagini da investigatore privato), erano iniziate le udienze e ora ha appena svolto la sua arringa. Con i soliti ragionevoli mutevoli provvisori equilibrati misurati dubbi.

Gianrico Carofiglio (Bari, 30 maggio 1961) è probabilmente lo scrittore italiano contemporaneo più bravo (e più esperto di arti marziali), certo quello di maggior meritato successo (considerando Camilleri fuori quota, per più ragioni). I suoi romanzi sono levigati, molto bello anche questo. Ha svolto a lungo funzioni di magistrato e iniziò la carriera letteraria con un giallo (uscito nel 2002), il primo della serie “noir” dell’avvocato Guerrieri (2004, 2006, 2010, 2014, 2019), che qui ritorna nella settima avventura (in versione ancor più intimo esistenziale), protagonista spesso alternato con altre serie e altri romanzi (non solo di genere), racconti lunghi, saggi sulle parole e la scrittura, sugli interrogatori e sull’investigazione, sceneggiature, drammaturgie, lezioni. La cura della struttura, della musicalità e dello stile sono una splendida peculiarità. Nei casi della serie (Guerrieri avvocato penalista, Carofiglio magistrato, entrambi frequentatori di sacchi e gran lettori) l’autore torna spesso sulle astrusità delle procedure giudiziarie e (forse pertanto) si parla sinteticamente di legal thriller ma le definizioni di genere non rendono l’idea, sono parziali e inadeguate, soprattutto in questo toccante coinvolgente romanzo. La narrazione è in prima persona, al passato. L’autore sceglie di dedicare 9 dei 42 capitoli al resoconto dettagliato delle dieci sedute psicoanalitiche (e molti altri passaggi ai sogni) fra Guido (1962) e Carnelutti (6 giugno 1961!), che diventano quasi amici, evocando Jung e completando progressivamente un ciclo terapeutico esistenziale: il paziente forse alla fine potrebbe essere pronto per trovare un senso nuovo alla propria vita e, con fantasia e curiosità, incontrare un nuovo orizzonte affettivo nella notte barese (da cui il titolo), chissà?! L’indagine gialla è solo un’occasione ulteriore, il whodunit è noto fin dal principio, l’evoluzione della giustizia risulta altra cosa comunque, i problemi legali vengano soppiantati dalla presenza o assenza di sensi di colpa, di pratiche etiche, di indulgenze multidirezionali e di dilemmi personali, un’area “grigia” di relazioni e introspezione. Utili intermezzi sulla storia della scienza, per esempio a pag. 123. Segnalo il gran segno della bilancia a pag. 166. Vini bianchi e liquori vari, ma è il buonissimo rum delle Filippine a fare la differenza. Con Ottavio si trovano d’accordo anche sulle canzoni da tonalità minore, con Carnelutti invece scoprono di aver frequentato i concerti di Leonard Cohen, forse lo stesso a Verona sei anni prima.

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