Politica

La Lega, Vannacci e la consegna del silenzio

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La Destra ha perso la Sardegna e la Meloni con buono stile si è congratulata con Alessandra Todde, la nuova governatrice della Regione.  “Il melone è uscito bianco” e sapranno forse un giorno con chi prendersela. Seguiranno inutili incontri del Destra Centro a caccia degli errori compiuti, che è possibile si ripetano da qui a breve se non si smetterà di ragionare con la logica della primazia. La vittoria degli uni e la sconfitta degli altri non cambia la qualità dei contendenti, nessuno si illuda in tal senso.

Sullo sfondo le consuete polemiche che si aggirano come perenni correnti in quota che talvolta si degnano di scendere a terra per poi riprendere il volo. Nessuno sa quanto può aver condizionato l’elettorato il richiamo del Presidente Mattarella nell’abuso del manganello da parte delle forze dell’ordine, sottolineando che, con i giovani, altri sono gli strumenti che vanno usati in termini di confronto.

C’è chi dice che il rilievo di Mattarella abbia orientato decisivamente il voto verso una parte. Forse lo si dice nel timore che invece possa non aver avuto alcuna influenza, indifferente il paese ai suoi richiami: per questo è bene che allora gli si attribuisca necessariamente un peso.

Puntualmente è partita anche un’indagine contro il Generale Vannacci futuro candidato, per quanto si vocifera, della Lega alle prossime elezioni europee. 

Ha subito una doppia ammonizione. È indagato per istigazione all’odio razziale per alcune riflessioni riportate nel suo libro. Se questo fosse, dovrebbero indagare un folto gruppo di italiani che la pensano più o meno nello stesso modo, con idee su una linea di confine permanente tra discriminazione razziale e opinioni diverse dal political correct ma non per questo censurabili. 

Nel suo libro si legge “Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione”. Questa una delle frasi incriminate che costringeranno la magistratura ad un compito a dir poco improbo. Definire cosa sia normale è “mission impossible”. Non a caso si ricorre a mille giri di parole pur di evitare quel termine così dirimente e devastante. 

Di maggiore sostanza potrebbe forse essere l’indagine per presunte irregolarità sulla gestione dei conti e delle spese quando era a capo di una missione in Russia. Si tratterebbe, se si è ben compreso, di reati di peculato e truffa contestati dalla competente procura militare. 

Vannacci si è detto demoralizzato, preoccupato e sfiduciato. Chi lo ha chiamato in causa sarebbe il colonnello Parrella che nel 2023 ha preso il posto di Vannacci a Mosca e che avrebbe segnalato alcune anomalie e criticità nella gestione amministrativa del suo predecessore. 

Gli eventuali panni sporchi non si lavano in famiglia e c’è sempre un testimone più o meno decisivo a chiudere il cerchio di accuse e sospetti. 

Le indagini come sempre faranno chiarezza e c’è solo di attenderne l’esito con la tranquillità e l’equilibrio richiesto dalla situazione. 

Di Vannacci non se ne deve fare un martire di faide politiche e neppure un piccolo modesto truffatore. Si deve tenere bocca e mente chiuse ed aspettare il lavoro dei magistrati che del resto sono pagati per saper portare in luce la verità dei fatti.

Sapremo a tempo debito se fu vanagloria o se è persona di sostanza, se è un uomo vanesio o di valore, se è di assolute specchiate virtù o se ha anche lui qualche inciampo su cui misurarsi. Se è insomma un Vanna Marchi della politica o una persona di totale affidabilità per le istituzioni.

In attesa dell’esito delle indagini c’è sempre chi sbilancia in avanti non rendendo un buon servizio proprio al Generale, esponendolo a simbolo di vittime delle consorterie e del potere politico della parte avversa.

La Lega è sempre prima sulla notizia, non perde la battuta per dire la sua, scalpita in continuazione mentre in Sardegna ha perso punti percentuali.

Quanto sta capitando a Vannacci per la Lega si traduce in un’altra medaglia da appuntare subito sul suo petto di militare pluridecorato. La Lega non è attendista ma anticipatrice del giusto futuro. Così mette sul rogo il Generale facendone da subito un vessillo della ingiustizia umana.

La Lega corre il rischio di essere tra i partiti più antichi della seconda repubblica con un passaggio già nella prima che desiderava rottamare. Le piaccia o meno, ha una responsabilità dalla quale non si può sottrarre compresa, talvolta, quella del silenzio.

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