Attualità

Gli Accordi di Abramo

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di Stefano Mortari

Dopo il cessate il fuoco auspicato da tutti e in previsione di un accordo di tregua tra israeliani e palestinesi, la ripresa degli accordi di Abramo sarà la migliore garanzia per la conclusione di un onorevole accordo di pace permanente e per l’avvio di una pacifica cooperazione tra i paesi di buona volontà di tutto il Medio Oriente. gli Stati Uniti, la Cina e alcuni paesi arabi starebbero adoperandosi per questa soluzione.

La guerra in Palestina continua ad infuriare. Netanyahu appare sordo ad ogni richiamo, che il suo principale alleato, gli Stati Uniti, continua inascoltato a rivolgergli in modo sempre più pressante. Appare chiaramente che Israele, colto di sorpresa dall’attacco del 7 ottobre, intende inviare ai Palestinesi – e all’Iran che ne fomenta le frange più estremiste – un messaggio chiaro per dissuadere tutti dal ripetere in futuro attacchi come quello di Hamas. Tel Aviv ha finora, cinicamente ma logicamente, messo nel conto anche il sacrificio di tante vittime civili, che purtroppo sta incidendo pesantemente sulla credibilità internazionale dello Stato ebraico, tanto da spingere la Corte Internazionale di Giustizia de L’Aja a mettere Netanyahu in stato d’accusa. Un neo-antisemitismo incontrollato si sta diffondendo in tutto il mondo, anche tra quei Paesi, come quelli Europei, che sono sempre stati tra i più convinti difensori di Israele, anche quando, negli ultimi trent’anni, la destra di Tel Aviv ha progressivamente vanificato gli accordi di Oslo, intervenuti, ad opera di Clinton, tra Rabin ed Arafat. La proposta originaria dei due Stati viene oggi dalla destra israeliana derisa e considerata non più praticabile, senza precisare se esiste un’alternativa possibile. Gli oltranzisti di Tel Aviv, senza il supporto dei quali Netanyahu sarebbe finito da un pezzo, continuano ad insediare nuovi coloni in Cisgiordania, contravvenendo ad ogni accordo precedente promosso dall’ONU.

All’imbarazzo di Biden, che vede inascoltati i suoi appelli a Netanyahu per una tregua, corrisponde il recondito interesse alla continuazione dei massacri di Palestinesi da parte di Iraniani e Russi. Mosca vede con favore la continuazione del conflitto, non solo per l’appoggio evidente alle manovre iraniane, ma soprattutto perché esso costituisce un importante diversivo dal conflitto in Ucraina. Gli Iraniani, che sono i principali sostenitori di Hamas, hanno tutto l’interesse che il conflitto continui a tempo indeterminato, e incoraggiano ogni tipo di iniziativa – come quelle della crescente pirateria nel Golfo Persico, che incide pesantemente sui flussi commerciali dall’Oriente all’Europa – volta a destabilizzare l’intera regione. Teheran è stato il principale attore nello scatenare questo conflitto, perché ha visto, come pericolo gravissimo al suo potere nell’area, i progressi fatti da Israele con gli Accordi di Abramo nei rapporti con un sempre crescente numero di paesi arabi sunniti.

Israele, che pure ha un esercito agguerrito e ben addestrato, non è attrezzato per un conflitto di lunga durata. Ne consegue che nei prossimi mesi, quando finalmente porrà termine alla rappresaglia per il danno subìto, Tel Aviv dovrà per forza arrivare prima ad un cessate il fuoco e poi a negoziati sul futuro assetto della regione. In tale quadro sembrano non esistere alternative ad una trattativa, patrocinata dall’ONU, per l’ipotesi dei due Stati, per la quale gli stessi Palestinesi (per lo meno la parte più illuminata di loro) propongono la formula della costituzione di uno Stato federale, che accorpi sia lo Stato ebraico che quello palestinese di nuova costituzione. Nell’ipotesi di uno Stato Federale, i poteri determinanti (Difesa ed Esteri) resterebbero sotto il controllo (unilaterale o solo parzialmente condiviso coi Palestinesi) di Israele. Questa tesi è stata avanzata e sostenuta da molti intellettuali Palestinesi. L’ha sostenuta lo stesso Rabin, prima di essere ucciso da un fanatico di destra forse proprio per averla condivisa.

In tale quadro – inevitabile, anche se molto difficile da realizzare – si dovrà procedere alla riattivazione degli Accordi di Abramo con tutti i paesi arabi che riterranno conveniente, anche per loro, il percorrere tale strada.

Gli Accordi di Abramo, che implicano il riconoscimento dello Stato di Israele e la contemporanea apertura di una stretta cooperazione economica e commerciale tra i contraenti, costituiranno il cemento più efficace nella costruzione di un grande edificio finalizzato alla stabilizzazione di tutto il Medio Oriente.

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