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Norchia, la Petra della Tuscia   

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Di Stefano Dell’Abate 
(Laureando in Archeologia presso l’Universita’ degli Studi della Tuscia)

Il titolo potrebbe apparire esagerato, ma è senza alcun dubbio giustificato dalla bellezza e dal valore archeologico che questo sito merita. 

Mentre le meraviglie di Petra sono ricavate nell’arenaria rossa della Giordania, è il tufo la pietra che domina il paesaggio a Norchia che, insieme al verde della vegetazione, dona degli scorci magnifici a chi decide di immergersi in questo luogo.

Norchia si trova tra il comune di Blera ed il comune di Tuscania, nel territorio della Tuscia viterbese, più precisamente lungo il tracciato dell’antica Via Clodia. L’origine del nome non è certa, ma si ipotizza che derivi da una forma simile a Orcla o Orclae. Tale tesi è supportata proprio dalla comparsa di questo nome nelle fonti dell’VIII sec. d.C.

Le testimonianze più antiche del sito risalgono al Paleolitico Superiore (40.000-10.000 anni fa). L’occupazione è evidente anche durante l’Età del Rame (metà IV-fine III millennio a.C.) e l’Età del Bronzo (fine III-fine II millennio a.C.), grazie alle ceramiche rinvenute all’interno di grotte e di capanne dell’epoca, ormai distrutte e sostituite dalle imponenti tombe della necropoli etrusca. 

Durante L’Età del Ferro si crede che il sito non sia stato occupato, vista l’assenza di consistenti ritrovamenti. L’attività si intensifica di nuovo a partire del VI sec. a.C. con la nascita dell’insediamento etrusco e delle prime tombe a camera, databili intorno al 500 A.C., una delle quali conteneva una completa armatura bronzea, volta a testimoniare l’alto rango del defunto. La maggior concentrazione di sepolture e la relativa costruzione di numerose tombe risale all’Età Ellenistica (IV-I sec. a.C.).

La tipologia di queste meravigliose tombe è varia, infatti a Norchia troviamo meravigliose Tombe a Dado, Tombe a Portico e Tombe a Facciata, oltre alle uniche tombe conosciute nella Tuscia, che presentano un frontone (simile a quello dei più famosi templi greci), con scene di figure umane ed animali totalmente scolpite nella pietra tufacea. 

Non sono molte le tracce di frequentazione in età romana, ma sicuramente la “Cava buia”, che è una via cava, ovvero una strada scavata nel tufo, continuò a svolgere la sua funzione di collegamento ed il centro divenne parte del municipio romano di Tarquinia.

La lunghissima storia di questo luogo non termina qui, ma prosegue addentrandosi fino al basso medioevo (a testimonianza di questo sono presenti i resti di un castello e di una pieve, ovvero una tipologia di chiesa), quando probabilmente una grave epidemia, nel 1453, costrinse le persone che popolavano il luogo ad abbandonarlo definitivamente. 

La visita di questi luoghi non è, purtroppo, adatta a tutti, a causa della difficoltà di percorrenza dei sentieri, che prevedono notevoli dislivelli e numerosi attraversamenti dei torrenti che si trovano nel fondovalle. 

Per chi desiderasse visitarli, consigliamo di equipaggiarsi con un abbigliamento adeguato e scarpe da trekking ed, inoltre, si può contare sull’ottimo aiuto di guide esperte che organizzano periodicamente visite nel sito.

In conclusione, l’area archeologica di Norchia è un vero e proprio gioiello della Tuscia che meriterebbe un’attenzione maggiore e sicuramente lavori che lo possano rendere accessibile a tutti, per poterne apprezzare la bellezza e la magica atmosfera di una valle dove il tempo sembra essersi fermato.

Bibliografia:

G. Colonna, Norchia, in Enciclopedia dell’Arte Antica II Supplemento (1996), su treccani.it.

L. Guerrini, Norchia, in Enciclopedia dell’Arte Antica (1963).

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