Attualità

Recensione La ballata delle frontiere

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Di Valerio Calzolaio

La ballata delle frontiere. Storie del secolo breve

Flavio Fusi

Prefazione di Giovanni Floris

Giornalismo e geopolitica

Exòrma Roma

2024 

Pag. 273 euro 16,50

Tra e dentro le frontiere. Nell’ultimo trentacinquennio, circa. A Sarajevo, per esempio, una decina di anni fa, anche per salutare i morti lungo la vigna pietrificata del cimitero di Kovaci, alcuni incontrati vivi fra il 1992 e il 1995. Le vecchie frontiere sono ormai dissolte, la Storia ha ripreso a macinare i suoi giorni uguali e dalle opposte sponde del fiume i casermoni di Lukavica e i bassi condomini di Grbavica si fronteggiano inerti, il silenzio rotto dalla gazzarra intermittente dei corvi che planano sull’acqua ferma e risalgono in schiera verso le nuvole cariche di pioggia. Dopo vent’anni (nemmeno un capitolo nei libri di storia) i segni della guerra e dell’assedio sono scomparsi, e quel che resta sono pallide cicatrici su un corpo che vive, che vive nonostante e nella quotidiana negazione del passato: il corpo dei sopravvissuti, insieme all’esercito sempre più numeroso di chi non ha conosciuto quella storia e non ha vissuto quel passato, ogni giorno chiamato a venire a patti con un presente di modeste aspirazioni e di piccole gioie e delusioni domestiche. Flavio Fusi prese lì da Milosz il suo talismano, trovando nella sua bottega un vecchio portasigarette di latta laccato di rosso, con impresso l’orso coronato simbolo di Berlino e il disegno stilizzato della città divisa in zone militari come appariva alla fine della Seconda guerra mondiale. Osserva spesso ancora l’ingenua presunzione di quell’oggetto di descrivere lo stato del mondo.  Proprio dalla caduta del muro andrebbe raccontata un’aggiornata ballata delle innumerevoli frontiere del pianeta nel secolo belva (dopo quello “breve”), come nel caso del Kazakstan che condivide con la Russia una frontiera lunga quasi settemila chilometri e ha dato asilo a più di 200mila profughi, prestando attenzione ai semplici personaggi giusti e alle colte letture belle che le riguardano.

Il grande giornalista Flavio Fusi (Massa Marittima, 1950), firma giovane dell’Unità e volto storico del TG3, inviato in teatri di conflitti in tutto il mondo, pubblicò “Cronache infedeli” nel 2017 e definisce ora la nuova raccolta di storie una “officina di lavorazione”, il resoconto meditato di un lungo viaggiare, attraverso crisi e guerre, innumerevoli geografie, migrazioni di popoli e di intere comunità. Attraverso la “libertà dello scrivere” l’autore descrive vari paesaggi della geopolitica, dissezionati in una geografia aperta e complessa, dall’Ucraina aggredita agli altipiani del Perù, dalle fosse comuni delle guerre di Bosnia all’Argentina della dittatura dei colonnelli, impastati con le proprie memorie più antiche, con i sogni di ragazzo giornalista e le delusioni di uomo maturo, con molte letture e citazioni da alcuni amati libri. Tutte le strofe del “ballo” partono da una parola che incarna lo spirito selvaggio del nostro tempo: la frontiera (da cui il titolo): frontiere di roccia, frontiere di sabbia, frontiere di boschi, frontiere e trincee, frontiere di mare e fiumi, ovvero “tierra y fuego, agua, aire compacto”, come dice una canzone che parla di migranti in cerca di vita e di futuro dal Messico alla terra promessa degli Stati Uniti, analoghi a quelli che vediamo attraversare il Mediterraneo verso le nostre inossidabili fortezze e certezze. Infine frontiere mentali e spirituali, “noi e loro”. Il capitolo iniziale si chiama “sull’orlo”, i successivi dieci: Fondazione (Berlino, appunto); Canto delle fosse; Geologia dell’impero; Diamanti e ruggine; Negritudini (qui accenna al Sudafrica e all’aprile 1994, quando credo di averlo incontrato mentre nelle piazze aiutavamo a issare le nuove bandiere del paese democratico); L’infanzia di Ivan; Mio secolo, mio belva; Cronache dal sottosuolo; Stanca di guerra; Amate ossa; Canto delle balene. In fondo a ciascuno qualche riferimento bibliografico e letterario. Osserva Floris nella prefazione: “gli inviati come Flavio Fusi sono intellettuali capaci di interpretare il Mondo”. Fusi racconta “ma solo dopo essersi preso la responsabilità di capire”.

v.c.

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