Ambiente

FOCUS SUGLI OBIETTIVI ENERGIA E CLIMA

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Obiettivi dell’Agenda 2030: a che punto è l’Italia?

di Romeo Piazza

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottata dalle Nazioni Unite nel 2015, è un piano d’azione globale che mira a porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e garantire prosperità per tutti entro il 2030. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) sono 17 e coprono un ampio spettro di problematiche sociali, economiche e ambientali. A che punto è l’Italia?

I 17 goal o macro obiettivi sono: 1: Sconfiggere la povertà, 2: Sconfiggere la fame, 3: Salute e benessere, 4: Istruzione di qualità, 5: Parità di genere, 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, 7: Energia pulita e accessibile, 8: Lavoro dignitoso e crescita economica, 9: Imprese, innovazione e infrastrutture, 10: Ridurre le disuguaglianze, 11: Città e comunità sostenibili, 12: Consumo e produzione responsabili, 13: Lotta contro il cambiamento climatico, 14: Vita sott’acqua, 15: Vita sulla Terra, 16: Pace, giustizia e istituzioni solide, 17: Partnership per gli obiettivi.

Per ciascun Goal sono previsti diversi target (per il dettaglio dei target: https://www.agenziacoesione.gov.it/comunicazione/agenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile/).

Il Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile”, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, evidenzia che “Rispetto al 2010, per 8 dei 17 GDs, Sustainable development goals, si registrano contenuti miglioramenti, per sei la situazione è peggiorata e per tre è stabile”, spiega ASviS. “Guardando ai 33 Target valutabili con indicatori quantitativi, solo per otto si raggiungerà presumibilmente il valore fissato per il 2030, per 14 sarà molto difficile o impossibile raggiungerlo, per nove si registrano andamenti contraddittori per due la mancanza di dati impedisce di esprimere un giudizio”. I ritardi accumulati, secondo l’assemblea, potrebbero essere in parte recuperati, ma è necessario attuare riforme più incisive. Un impegno che l’Italia ha già preso nel corso del Summit Onu del 18-19 settembre scorso.

Secondo il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini, nonostante alcuni passi avanti nella giusta direzione manca un impegno esplicito, corale e coerente da parte della società, delle imprese e delle forze politiche.

A peggiorare, secondo gli indicatori dell’ASviS al 2010 sono i goal 1, 6, 14 e 15, 16 e 17, ovvero quelli relativi a povertà, sistemi idrici e sociosanitari, la qualità degli ecosistemi terrestri e marini, la governance e la partnership. L’Italia è rimasta stabile invece per i goal 2, 10 e 11, che riguardano gli aspetti legati al cibo, alle disuguaglianze e alle città sostenibili. Miglioramenti più contenuti (inferiori al 10 per cento in 12 anni) per salute ed economia circolare, 3 e 12.

Il dettaglio degli indicatori ed il loro andamento nel tempo è possibile consultarlo al link: https://asvis.it/rapporto-2023/

Premesso che gli obiettivi sono tutti trasversali, pertanto maggiori risultati saranno raggiungibili quanto più le azioni interesseranno tutti i 17 Goal, rispetto al tema specifico di energia e clima (all’interno delle azioni per la sostenibilità ambientale), gli obiettivi sono il Goal 7: Energia pulita e accessibile e il Goal 13: Lotta contro il cambiamento climatico.

I target rispetto al Goal 7, tralasciando quelli dedicati alla cooperazione, sono:

7.1 Entro il 2030, garantire l’accesso universale ai servizi energetici a prezzi accessibili, affidabili e moderni;

7.2 Entro il 2030, aumentare notevolmente la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale, 7.3 Entro il 2030, raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica. Secondo l’indicatore composito elaborato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, si è assistito ad un andamento positivo tra il 2010 e il 2020: migliora la quota di energia da rinnovabili sul consumo finale lordo di energia (dal 13,0% al 20,4%) e l’efficienza energetica, che aumenta in 10 anni del 12,3%. A parte il miglioramento maggiore del 2020, in concomitanza della pandemia e della conseguente riduzione dei consumi energetici, nel 2021, con la ripresa economica, l’indice registra un peggioramento, tornando ai livelli antecedenti il 2019: si riduce al 19% la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo lordo e l’efficienza energetica torna ai livelli del 2017. Dal 2022 si assiste, invece, a un netto miglioramento fino a raggiungere il 36,8% di contributo delle rinnovabili al fabbisogno nazionale. Preoccupante invece il dato sulla povertà energetica, che regista una crescita fino al 9% nel 2022 rispetto al 7% del 2015 della popolazione in povertà energetica.

I target del Goal 13, esclusi quelli dedicati alla cooperazione, sono:

13.1 Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi

13.2 Integrare nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali le misure di contrasto ai cambiamenti climatici

13.3 Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale riguardo ai cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, riduzione dell’impatto e di allerta precoce. Secondo l’indicatore composito elaborato dall’Alleanza le emissioni di CO2 e di gas climalteranti sono diminuite tra il 2010 e il 2014, per poi aumentare fino al 2017 e diminuire nuovamente fino al 2019. Nel 2020 si assiste a una drastica riduzione delle emissioni, dovuta al parziale arresto delle attività economiche, compensata nel 2021 e nel 2022 dalla ripresa di tali attività, e tornando ai livelli del 2019. La discesa delle emissioni in Italia, dal 1990 al 2022, è pari a -18,6% (un ritmo annuo di -0,6%), evidentemente troppo lento per raggiungere gli obiettivi. Il Rapporto sottolinea come negli ultimi sette anni le misure di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici siano state inserite nelle politiche pubbliche nazionali in maniera troppo esitante e contraddittoria. Accanto alla modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, alla trasformazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) in Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess      ) e all’istituzione del Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite), le decisioni e le risorse impiegate su questi temi appaiono inadatti alle necessità e agli impegni internazionali ed europei assunti dall’Italia.

Il cammino dell’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 è segnato da importanti successi ma anche da sfide significative. Mentre il Paese continua a fare progressi in settori chiave come la salute, l’istruzione ed in misura parziale per lo sviluppo dell’energia rinnovabile, rimangono aree che richiedono interventi più incisivi, come la lotta alla povertà, la parità di genere e l’occupazione giovanile.

Per raggiungere pienamente gli SDGs entro il 2030, l’Italia dovrà continuare a rafforzare le politiche esistenti, promuovere l’innovazione e garantire che nessuno venga lasciato indietro. Solo attraverso un impegno collettivo e una visione sostenibile del futuro, il Paese potrà contribuire significativamente alla realizzazione dell’Agenda 2030 e garantire un futuro prospero e sostenibile per tutti i suoi cittadini.

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