Cultura

L’ANGOLO DELLA TUSCIA – CIVITA DI BAGNOREGGIO LA CITTA’ CHE MUORE

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di Carlo Roberto Saccone

Quando si arriva di fronte a Civita di Bagnoregio, si ha l’impressione che si tratti di un’isoletta in mezzo ad un mare che non c’è.  La vista del borgo è davvero magnifica, si ha la sensazione di osservare un luogo incantato, quasi irreale. Dicono che sia abitata da sedici persone, ma c’è pure chi afferma che siano solo sette, anche se la trovi quasi sempre piena di gente, spesso turisti di ogni nazionalità.

Civita di Bagnoregio si trova nel Lazio, precisamente in provincia di Viterbo, ovvero nella Tuscia, dista 1,6 km da Bagnoregio ed è raggiungibile solo attraversando un ponte pedonale in cemento armato che fu costruito nel 1965, che i residenti e le persone autorizzate possono percorrere anche con biciclette o motocicli.

L’unica strada, esile e bianca come un nastro, che congiunge il mondo di qua alla terra ferma e sicura, il ciuffo nero di case, l’isolotto alto di tufo, sospeso in mezzo al mare delle crete e degli abissali cavoni, sta per crollare”. Così Bonaventura Tecchi descrisse, nel 1967, la cittadina in cui nacque.

Inoltre i lettori della Divina Commedia potranno riconoscere il nome di Bagnoregio; proprio in questo borgo, infatti, nacque quel San Bonaventura da Bagnoregio di cui Dante ci parla nel dodicesimo canto del Paradiso.

Civita di Bagnoregio venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi e sorge su una delle più antiche vie d’Italia, tra il Tevere (allora grande via di navigazione dell’Italia centrale) e il lago di Bolsena.

Il territorio della collina e della valle circostante a Civita di Bagnoregio è costituito da una parte più antica, di origine argillosa (soggetta all’erosione) e da una parte più moderna caratterizzata da materiale composto da tufo e lava. Queste aree hanno iniziato a sfaldarsi a causa di terremoti, disboscamenti, agenti atmosferici e azione dei torrenti, dando vita alle tipiche forme dei “calanchi” e mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza di Civita di Bagnoregio alla quale, di conseguenza, è stata attribuita la nota definizione di “città che muore”. 

All’antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi, una volta attraversato il ponte, ci si trova davanti all’entrata della Porta Santa Maria, antico ingresso al borgo medievale. É molto probabile che siano stati gli Etruschi i primi a scavare nel tufo e a ricavare questo accesso poi riadattato con un arco gotico. Inoltre è possibile accedere a Civita anche dalla valle dei calanchi attraverso il cosiddetto “Bucaione”, un profondo tunnel scavato nella parte più bassa dell’abitato.

Passeggiando per i pittoreschi viottoli di Civita di Bagnoregio si ha l’impressione di esser stati catapultati in un mondo delle favole, sereno e romantico, dove spiccano balconi fioriti, archi, scalinate e abitazioni che non sembrano vere.

Appena entrati, coglierete subito la sensazione di un’atmosfera fuori dal tempo e vi immergerete nelle silenziose e pittoresche stradine del borgo, un insieme di muri, finestre e rocce di tufo che vi offriranno un’infinità di scorci incantevoli.

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Al centro del borgo si staglia Piazza San Donato, con l’omonima Chiesa che custodisce le reliquie di San Ildebrando e dove si trova un crocifisso ligneo che si dice sia stato oggetto, nel 1499, di un miracolo.

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La struttura urbanistica dell’intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani secondo l’uso etrusco e poi romano, mentre l’intero rivestimento architettonico risulta medioevale e rinascimentale. Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita di Bagnoregio, specialmente nella zona detta di San Francesco vecchio; infatti, nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco vecchio è stata ritrovata una piccola necropoli etrusca. Anche la grotta, nella quale si narra che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, che divenne poi San Bonaventura, è in realtà una tomba a camera etrusca. Gli Etruschi fecero di Bagnoregio (di cui non conosciamo l’antico nome) una fiorente città, favorita dalla posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo.

In passato erano visibili molte tombe a camera, scavate alla base della rupe di Civita e delle altre pareti di tufo limitrofe che, però, nel corso dei secoli, scomparvero a causa delle innumerevoli frane. 

Del resto, già gli stessi Etruschi dovettero far fronte ai problemi di sismicità e di instabilità dell’area, che nel 280 a.C. si concretarono in scosse telluriche e smottamenti. Il problema dell’erosione era già all’epoca degli Etruschi molto importante e, infatti, misero in atto molte opere in varie zone della Tuscia, come ad esempio a Veio, che avevano il preciso scopo di proteggere le costruzioni in tufo dai terremoti e dagli smottamenti, arginando fiumi e costruendo canali di scolo per il corretto deflusso delle acque piovane.

All’arrivo dei Romani, nel 265 a.C., furono riprese le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti avviate dagli Etruschi, ma dopo di loro queste furono trascurate e il territorio ebbe un rapido degrado che portò, infine, all’abbandono della cittadina.

In conclusione, possiamo senz’altro affermare che Civita di Bagnoregio è ad oggi uno tra i borghi più antichi e più belli d’Italia. E forse proprio questa sua precarietà, il suo lento spegnersi davanti ai nostri occhi, ha contribuito a renderla tanto famosa e affascinante. 

In molti hanno lavorato e ancora lavorano per consolidare il territorio, ma è molto probabile che prima o poi, purtroppo, Civita di Bagnoregio crollerà, lasciando un grandissimo vuoto in un paesaggio praticamente unico al mondo.                    

Nonostante le dimensioni contenute, Civita ospita diversi ristoranti dove si possono degustare piatti locali tra cui, affettati e formaggi, primi a base di salsiccia e tartufo, cinghiale e funghi porcini. Non manca, poi,  una ricca selezione di vini  delle colline vicine,  da Orvieto e Viterbo.

Da giugno 2013 per accedere al piccolo borgo di Civita di Bagnoregio occorre acquistare un biglietto la cui tariffa è di 5 euro ed è acquistabile direttamente al botteghino che si trova all’inizio del ponte, oppure online.

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                                   Cenni di storia recente 

                                                     Bagnoregio e i garibaldini

La battaglia di Mentana del 1867, coinvolge la cittadina di Bagnorea (fino al 1922 antico nome di Bagnoregio). Nel faticoso percorso di conquista dell’identità italiana, Bagnorea visse il dramma dell’occupazione garibaldina con la catastrofica ripercussione della violenza delle truppe pontificie e francesi.

Viterbo rappresentava una sorta di quartier generale per le truppe garibaldine affidate al comando del generale Giovanni Acerbi e, partendo da Orvieto, che era stata da poco acquisita dal Regno sabaudo, Bagnorea avrebbe dovuto rappresentare un passaggio diretto verso Roma con un territorio di marcia che si sviluppava nel bosco di Carbonara, dove correva il confine tra Bagnorea e Viterbo.

Dopo gli iniziali successi dei garibaldini presso Grotte Santo Stefano, Soriano e Bomarzo, il tricolore venne innalzato anche a Caprarola e Carbognano, dove le poche truppe guelfe vennero sbaragliate e costrette a piegarsi alla causa dell’Unità Nazionale. Il sogno dell’Italia Unita incontrerà, però, una battuta d’arresto proprio a Bagnorea e la causa sarà da imputarsi proprio ai bagnoresi.

Questi ultimi infatti non credettero fino in fondo nella causa garibaldina e Garibaldi commise l’errore di dare troppo per scontato l’appoggio dei cittadini.

La strategia garibaldina si fondava sull’effetto sorpresa, rappresentato da un rapido assalto di una guarnigione papale presso il convento di San Francesco, del tutto indifeso, per poi dilagare in tutto il paese. Se all’inizio la città cedette sotto l’incalzare della guerriglia garibaldina, nei giorni successivi la popolazione assunse un atteggiamento passivo e distaccato. L’errore fu quello di sopravvalutare l’informazione e il coinvolgimento degli abitanti di Bagnorea, che in realtà non capirono la portanza storica di ciò che stava avvenendo. 

C’e’ da dire che tale situazione non venne vissuta solo a Bagnorea o nella battaglia di Mentana, ma in tutto il processo di Unità nazionale e la causa si potrebbe addebitare alla rigidità intellettuale di Mazzini e all’eccessivo ardore dei primi Carbonari.

Gli eventi laziali della battaglia di Mentana culmineranno, così, il 5 ottobre 1867, nella disfatta di Bagnorea.

La battaglia venne combattuta tra Poggio Scio (zona cimitero) e San Francesco, dove le truppe pontificie respinsero i garibaldini. Quello che ancora oggi fa male della sconfitta di Bagnorea è che le giubbe rosse vennero viste dai bagnoresi non come gli uomini che volevano fare l’Italia, ma come degli invasori che volevano sconvolgere l’ordine.

A Bagnoregio,in via Divino Amore, presso il Parco della Rimembranza è presente “Il Sacrario Garibaldino” , meglio conosciuto come “la Piramide”; si tratta di un ossario dove sono raccolti i resti dei garibaldini che si scontrarono con le truppe pontificie nell’ottobre del 1867. Una lapide murata riporta i nomi dei caduti e il monumento venne inaugurato nel 1891.

                                    Bagnoregio nella seconda guerra mondiale

Bagnoregio è stata al centro di alcuni eventi della Seconda guerra mondiale.

Nella seconda metà di settembre del 1943, le truppe tedesche occuparono Bagnoregio e subito si formarono reparti clandestini della  Resistenza . 

Bonaventura Tecchi, in “Un’estate in Campagna”, scrisse che :”Reparti delle S.S. tedesche giunsero con un camion da Orvieto. Si trattava di ragazzi di vent’anni, al comando di un sott’ufficiale, con una mano mutilata. Vennero urlando e minacciando, spianarono in piazza i fucili contro la folla, rincorsero uomini e donne giù per i vicoli e fin dentro una cantina, sfondarono le porte della caserma dei carabinieri, strapparono la bandiera italiana, malmenarono il ritratto del Re”. 

Dopo l’occupazione di Roma del 4 Giugno 1944 le forze alleate avanzarono verso nord e l’8 giugno Bagnoregio venne bombardata, molte case vennero distrutte e vi fu una vittima. Il giorno dopo, temendo altri bombardamenti aerei, la popolazione abbandonò il paese e si rifugiò nelle campagne. 

A causa dell’uccisione di due soldati tedeschi da parte dei Partigiani, i Tedeschi effettuarono gravi rappresaglie ed appiccarono il fuoco alle case.

 L’11 giugno, alle ore 9,00, truppe alleate angloamericane si affacciarono a Bagnoregio e l’artiglieria tedesca rispose ai primi colpi di cannone degli Alleati.

Il 13 giugno, alle primissime luci del mattino, le truppe alleate  entrarono a Bagnoregio e i Tedeschi si ritirarono in direzione di Orvieto, dopo aver distrutto interi edifici fuori del quartiere di Porta Albana. 

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