Società

UNA GENERAZIONE RESILIENTE MALGRADO TUTTO

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Resilienza, questo l’elemento distintivo dei maturandi 2024 che hanno affrontato con coraggio la didattica a distanza, ma adesso non riescono a gestire l’ansia da esame

di Marzia Furlan

Alcuni maturandi hanno superato i test di ammissione all’università già dal quarto anno, mentre altri proprio in questi giorni si sono trovati a studiare per il test di ingresso e per l’esame di stato contemporaneamente. Più raro è il caso dei maturandi che hanno concluso il percorso di apprendistato duale, portando avanti le lezioni scolastiche parallelamente al rapporto di lavoro. In ogni caso, non ci troviamo più di fronte ad un rito di passaggio in cui è il voto della commissione a stabilire chi può entrare o meno nel mondo degli adulti. I ragazzi si sentono già emancipati e sono concentrati sull’ottimizzazione dei tempi. Attraversano quindi questa fase di cambiamento con una nuova consapevolezza: in un mercato del lavoro in cui il curriculum è soggetto a un alto rischio di obsolescenza, i meriti scolastici non sono più una garanzia di successo, ma solo le competenze trasversali e le esperienze possono fare la differenza. Va da sé che nella forma mentis dei maturandi di oggi il gusto della conoscenza non è contemplato e gli obiettivi sono talmente tanti che non hanno neppure il tempo di arrivare in vetta per godersi il panorama che è già il momento di ripartire.

Un’indagine condotta da Skuola.net ha rilevato che 3 candidati su 4 temono un peggioramento della salute fisica, mentre 9 su 10 di quella mentale. L’ansia da esame è sfociata in disturbi del sonno (il 52% dorme poco, mentre il 16% troppo), nell’alimentazione disordinata (il 36% ha mangiato di più, il 24% di meno), nell’aumento del consumo di caffeina (29%) ed energizzanti (10%), o di entrambe le cose (19%), nell’aumento del numero di sigarette giornaliere (29%), nell’incremento dell’assunzione di alcol e droghe (20%); ma la valvola di sfogo più usata è lo smartphone (70%), che permette di evadere temporaneamente dalla realtà.

Tutto questo avviene sotto lo sguardo dei genitori che, nella loro eccessiva rigidità o indulgenza, scelgono di evitare il dialogo con i figli per affidarlo alla competenza di uno psicologo. In realtà si tratta di un’esigenza manifestata dai ragazzi stessi, i quali non hanno problemi a riconoscere il disagio, ma preferiscono condividere le loro emozioni con lo specialista (messo a disposizione dalla scuola o scelto dai genitori) o con i propri pari. Il motivo è stato spiegato da Marta Giuliani, consigliera presso l’ordine degli psicologi del Lazio, durante un intervento alla trasmissione Buongiorno Regione: “I genitori molto spesso si posizionano come dei sostenitori aperti oppure come dei secondi insegnanti. La fine della scuola rappresenta il vuoto del mondo del lavoro o di quello universitario quindi per il genitore, oltre che per il ragazzo, è carico di paure su ciò che potrebbe accadere dopo. La fine delle superiori rappresenta la fine di un periodo protetto, in cui è la scuola a scandire i tempi della quotidianità dei ragazzi, mentre dopo sono loro che devono iniziare a gestire i loro impegni con un metodo proprio, un metodo che spesso non viene trasmesso e deve essere appreso. Che i ragazzi di oggi siano più fragili di quelli di un tempo è un luogo comune. Ognuno di noi la notte prima degli esami la ricorda con particolare ansia, ma i ragazzi di oggi vivono in una società più prestazionale”.

A prescindere da come andranno gli esami, ogni giovane troverà la propria strada, ma per non confondere la meta ha bisogno di qualcuno che lo accompagni nei momenti difficili. È proprio in questa direzione che va il bonus psicologo 2024 messo a disposizione dal governo per ridurre la diffusione dei disturbi psicologici, fornendo ai genitori che non sono in possesso dei mezzi necessari gli strumenti per affrontare insieme ai propri figli stress, ansia e depressione e prevenire il peggioramento di stati di fragilità emotiva transitori. Intanto, un consiglio per i genitori e gli insegnanti dei futuri maturandi è quello di provare ad instaurare un dialogo con loro prima che intervenga lo specialista, incoraggiandoli a sacrificare un po’ del tempo dedicato al ripasso, soprattutto serale, in favore di momenti di convivialità indispensabili al benessere psicofisico e quindi anche alla concentrazione. Il clima comunitario sperimentato la notte prima degli esami in pizzeria, a casa di amici o in qualche piazza è un momento indimenticabile che non deve essere ricordato con senso di colpa.

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