
Le vie del Gran Tour
Attilio Brilli
Viaggi
Il Mulino Bologna
2025
Pag. 253 euro 16
Europa. Fra la metà del Cinquecento e il primo Ottocento. Secoli fa viaggiatrici e viaggiatori, giovani e non più giovani, calcarono le strade europee con finalità diverse (cultura, piacere, svago) a seconda dell’età, del paese d’appartenenza e dell’identità culturale. Tale rito di formazione e di accrescimento culturale è stato una pratica assai diffusa presso le classi aristocratiche e alto-borghesi, con caratteristiche variabili a seconda della mentalità o della religione dominante del singolo paese, della relativa situazione storica e politica, delle lingue conosciute o da imparare, di alleanze e guerre. Già nel secondo Cinquecento l’umanista fiammingo Giusto Lipsio faceva presente che il viaggio in Italia doveva essere compiuto “non cum voluptate solum, sed cum fructu”.
L’aver esaltato il rilievo dell’Italia come meta esclusiva, in molti casi ha lasciato in ombra diversificate rilevanti esperienze perseguite nei paesi transalpini o in quelli mediterranei, esperienze ricostruibili percorrendo le strade, ascoltando anche altri viaggiatori, verificando percorsi e tragitti, sostando nelle città, frequentandone i salotti e interrogando istituzioni culturali come le università, i collegi e le accademie nelle quali vennero in vario modo vissute. Istituita per la formazione organica del giovane gentiluomo destinato a diventare consigliere di corte, a intraprendere la carriera diplomatica, o quella politica, a gestire con oculatezza proprietà fondiarie e beni di famiglia, la pratica del Gran Tour ben presto si è trasformata e arricchita, per rispondere via via a esigenze di aggiornamento professionale di una più vasta compagine adulta di intellettuali, artisti, scienziati, filosofi, oltre che di studenti di varie discipline e arti.
L’anglista, critico letterario e traduttore Attilio Brilli (Sansepolcro, Arezzo, 1936) è stato a lungo docente universitario di letteratura angloamericana e da decenni è un grande storico della letteratura di viaggio.
In questo colto documentato testo di una bella fortunata collana editoriale (Ritrovare l’Europa; alcune vie indispensabili, dalle monete alle capitali gotiche), dopo una lunga introduzione sulla pratica antica del Gran Tour “per una formazione europea” (da cui il titolo). Il termine compare per la prima volta nel volume dell’inglese Richard Lassels del 1697, sebbene dovesse figurare come locuzione d’uso da diverso tempo. L’autore ci guida attraverso diciotto itinerari (capitoli, ciascuno di una decina di pagine, esaminando in alcuni paragrafi le città principali insieme a tante altre): Londra e il mito della cultura classica; Parigi, il piacere dei sensi e della mente; Lione, dove s’incrociano tutte le strade (anche quelle verso Tolosa); Amsterdam, “la perla d’Olanda”; Bruxelles e l’eredità dei viceré spagnoli; Ratisbona e le diete dell’impero; Berlino e le arti della guerra; Vienna, baluardo del mondo cristiano; Lisbona, tramonto di un impero coloniale; Madrid, cassiera d’Europa; Torino e Milano, primi contatti con l’Italia; Firenze e la sindrome di Stendhal; Roma, crogiuolo della storia; Napoli, “qui ha termine il continente”; Venezia, alcova d’Europa; Mosca guarda a occidente; Larissa, il Gran Tour guarda a oriente; La Valletta e le rotte del Mediterraneo (utili a comprendere quel che accade anche oggi, necessariamente).
In fondo una pertinente nota bibliografica (gli studi sulla pratica e viaggiatori o viaggiatrici citate nel testo), ma non un indice di nomi e luoghi.
