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Salvo D’Acquisto, eroismo e santità

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La Chiesa in alcuni casi pretende una faticaccia anche quando sei morto. Se in vita ti fossi distinto per santità di comportamenti e sentimenti, dopo un processo diocesano, potrebbe spettarti il titolo di Servo di Dio.

A quel punto, potresti riposarti ma non è abbastanza. La palla passa poi al Dicastero delle Cause dei Santi che accerta se hai avuto eroicità di virtù. In caso affermativo si diventa infatti Venerabile guadagnandoti una ulteriore coccarda da metterti in cielo.

Se poi ti fosse attribuito un miracolo, diventerai Beato. Se invece i prodigi fossero due, hai conquistato la Santità e finalmente puoi tirare il fiato e godere della compagnia di Dio senza ulteriori affanni.

Santo sta per “sacro”, colui insomma che è dedicato a Dio. C’è chi è ancora al primo passo per la vetta. Per adesso, il Dicastero delle Cause dei Santi ha promulgato il decreto firmato da Papa Francesco che riconosce quale «venerabile» Salvo D’Acquisto

Il giovane carabiniere si accusò di aver fatto saltare dell’esplosivo in un deposito abbandonato in quel di Palidoro. Ottenne in cambio la liberazione dei 22 prigionieri rastrellati per ritorsione dalle truppe di occupazione. In quella circostanza, senza un effettivo colpevole, morì accidentalmente un paracadutista tedesco e quindi si richiese del sangue da mettere sul piatto della bilancia per compensare il torto che si presumeva subito.

Fatto salva l’angoscia per la morte, alla giovane età di 22 anni in quel di settembre del 1943 sacrificò la sua vita per salvare quella di altri. Nella smorfia il numero 22 designa all’un tempo “un pazzo “ o “la guardia”. D’Acquisto è stato evidentemente questo e quello. Pazzo d’amore per il prossimo e fedele alla divisa che indossava. 

Stando poi al significato del numero 23, il giorno della sua fucilazione, è stato anche “scemo”. Del resto, deve esserlo proprio fuori misura per aver dato la propria vita per salvare persone pressoché estranee al suo mondo ma non alla sua anima.

I fatti dicono che abbia avuto un carattere mite e riservato, non uno che sgomitasse per mettersi in vista. Fare da bersaglio in prima fila gli sarà pesato anche per questo. Era Vice Brigadiere, non uno che briga per fama e onori ma era fermo nei suoi convincimenti. “Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!” ebbe a dire a chi gli era vicino.  

Per essere ancora più preciso, puntuale come dovesse redigere un verbale di servizio disse agli ostaggi: “ «Quello che dovevo fare l’ho fatto. Da ciò che ho detto penso che voi sarete tutti salvi. Forse è soltanto me che uccideranno… del resto, non bisogna avere paura della morte…una volta si nasce e una volta si muore. Io ho fatto tutto quello che potevo per salvarvi….”.

L’esecuzione avvenne a Palidoro, un luogo di rovine, il “paritorium” latino e forse non poteva essere che quello il luogo predestinato per il desiderio vendicativo di Hansel Feiten, il tenente delle Waffen-SS che, pur rendendosi conto del gesto eroico del nostro Carabiniere, non esitò comunque a procedere alla fucilazione. 

Salvo D’Acquisto acquistò la sua fine, ricercandola con determinazione, già avendo avviato in precedenza una trattativa per garantirsi la incolumità degli ostaggi. Per lui ormai il dado era tratto e non ci ripensò sopra. 

Le cronache dicono che fu prima colpito da una fucilata al fianco e poi finito con due colpi in testa. Solo così, sfigurato, non avrebbe continuato a mettere soggezione al Tenente che ne comandò la morte.

Quel superiore grado gerarchico non gli servì mai per dominare una situazione, a cui avrebbe potuto rispondere con altrettanto valore, concedendo la vita e la libertà al nostro Vice Brigadiere. Perse una occasione unica nella vita per essere un uomo.

Salvo D’Acquisto la sua santità se l’era costruita faticosamente nel tempo, giorno dopo giorno, mattone su mattone. L’offerta della sua vita non fu un momento di sconsiderata impulsiva generosità. La sua formazione religiosa e l’aderenza ad essa avevano modellato la sua persona coerente all’amore per i poveri e i deboli della terra. 

Si racconta che un giorno, ad esempio, si tolse le scarpe per donarle ad un ragazzo indigente o baciasse pubblicamente l’occhio di vetro di una ragazza che faceva repulsione a quelli che la prendevano in giro.

Il nostro Salvo ha sudato duro per la sua santità, si è applicato con sacrificio per realizzare un modo di essere al mondo a cui era stato educato e dal quale non è comodamente evaso.

Per questo è un Santo scomodo. E’ la provocazione che dice che è una fatica che può fare chiunque e che non ce la si può cavare solo una volta con un bel gesto eroico da rimandare alla storia, al lustro della prima pagina.

“Salvo subito” è quello che desideriamo.

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