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La politica e il viaggio tra diritti e doveri

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Il mondo è in un continuo agitarsi che non fa bene alla sua salute. Lungo i suoi 40.000 chilometri di circonferenza corre un’umanità che non sembra in grado di darsi pace. Sarà colpa del clima e dell’economia. C’è dove si sta meglio e gira più denaro e dove invece le condizioni del tempo sono proibitive e si muore di fame.

Siamo di fronte ad un continuo collocarsi e ricollocarsi di genti e pellegrini da questa o quella parte, sbilanciando l’asse terrestre di qua e di là pericolosamente in affanno.

Non c’è un fermo immagine ma un costante fuori fuoco che stanca la vista e che chiede provvedimenti perché si ritorni all’ordine iniziale. All’apparenza, non ci sarebbe più ragione di consumarsi così tanto le scarpe, se armati dal desiderio di respirare nuova aria e conoscere nuove terre.

Con la moderna tecnologia si può parlare con chiunque e immergersi anche lì dove non si è. Chi ne dispone sono ancora in pochi. I profughi sono costretti alla miseria della realtà ed hanno ragioni diverse per cui mettersi in cammino.

Trump è a modo suo un restauratore, non ama la polvere che si solleva nel mentre si calpestano le strade.  Non gli piace questa frenesia di percorrenza che ha infettato l’umanità. “Quieta non movere et mota quietare” parrebbe essere la sua ispirazione. Va calmato ciò che è agitato. Sono dunque 43 i paesi che rischiano di non avere più il visto di ingresso negli USA. Sono divisi per fasce di rischio, una sorta di fuochissimo, fuoco e fuochino di un gioco dell’infanzia.

La logica della sicurezza interna viaggia anche in senso opposto. Chi è in eccedenza, senza carte a posto, piaccia o meno, deve mettersi gambe in spalla e andarsene dal suolo USA. Per fare questo si è fatto ricorso ai poteri di guerra per deportare gli immigrati illegali, fregandosene del divieto di un giudice al riguardo.

Per dirla con chiarezza, Trump, in prima battuta, desidera spedire fuori confine membri di bande di criminali del Venezuela e del Salvador e non gli si può dare torto. Il timore è che tanta risolutezza possa anche spalmarsi sugli illegali che non si siano macchiati di colpe con la giustizia.

Ci sono poi viaggi che invece, almeno per ispirazione, gli USA hanno promosso per salvare qualcuno da un potenziale abbandono.

La Crew-10 di SpaceX di Musk ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale dove 2 astronauti della NASA da 9 mesi sono stati in attesa di essere sostituiti da un equipaggio fresco di energie. Hanno creduto di restare in orbita solo una settimana. A causa di problemi tecnici ci si è allungati per oltre nove mesi, un parto di pazienza e resistenza nel cosmo in piena regola.

Lassù c’è qualcosa di bello da imparare perché in orbita sono insieme personale americano, giapponese e russo. Evidentemente tra le stelle, nell’ultramondo, non si stenta a stare insieme e non conta la carta di identità ed il paese di provenienza.

A Gaza, e non solo, c’è gente che è andata via per salvare la pelle e che ora torna perché la nostalgia di casa sembra essere invincibile. E’ un altro andirivieni da tener presente.

Ci sono infine viaggi convulsi dei leaders del mondo impegnati in continui incontri per venire a capo di situazioni di cui non trovano la coda.

Viaggi proibiti, viaggi imposti, viaggi auspicati. Il nostro pianeta è diventato tutto un viatico da luogo a luogo, un moto per luogo che racconta di speranze di salvezza, di ritorni a casa e di terre da esplorare.

La Terra è segnata da divieti di transito ed anche di strade senza uscita, solo verso il cielo si intuiscono per adesso superstrade senza limiti di velocità.

“Sì, viaggiare” è comunque la divisa della libertà che una vita piena ti chiede di vestire e che meriti solo se non ti porti sulle spalle crimini di cui sei artefice e che vuoi esportare lì dove vai.

Sta accadendo qualcosa che ha rotto le uova nel paniere ai nostri anni di relativa pace dopo le guerre mondiali.

In questi giorni gli USA, a causa della aviaria, sono in affanno di uova e ne fa domanda alla Danimarca, proprio il paese con cui è in ballo la disputa per la Groenlandia.

Visti i loro prezzi esorbitanti, le uova sono diventate oggetto di contrabbando dal Messico, altra vittima dei dazi di Presidente Trump. “Ti tengo per le uova” potrebbe essere il moto di rivalsa da quelle parti.

Nel corso dei suoi fantastici viaggi, Gulliver, ad un certo punto, si ritrova naufrago e prigioniero di popolazioni di nani che abitano l’isola di Lilliput e di Blefuscu, da sempre in sanguinosa guerra per dirimere una questione di fondamentale importanza, cioè sul modo corretto di rompere le uova.

La nostra Terra è solcata come un aratro dai piedi in costante fermento in attesa di muoversi, anche se impediti, o con il desiderio di riposarsi e invece costretti al procedere o con la smania di conoscere cosa si annida oltre l’atmosfera. Si esporteranno diritti, contese e guerre anche dalle parti di Marte e Giove e ovunque sarà possibile piantare una bandierina.

Comunque sia, forse non ci resta che viaggiare, il solo modo per tenere la mente a dieta.

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