
Nel corso degli anni, l’idea di sostenibilità ha attraversato alti e bassi, ma la sua essenza rimane vitale. La paura che la sostenibilità stia stagnando o stia per finire è comprensibile, soprattutto in un contesto di crescente opposizione, come dimostrato dal ritiro della Banca Nazionale degli Stati Uniti dal Network delle Banche Centrali per la Finanza Sostenibile e la posizione di Donald Trump contro gli accordi sul clima. Anche in Europa, ci sono segnali di un indebolimento dell’impegno verso la sostenibilità, con la rivalutazione di fonti energetiche non rinnovabili e la preoccupazione per la competitività economica.
Le proteste locali contro le normative ambientali e il disincanto verso termini come “sostenibilità” e “partecipazione” suggeriscono una crescente sfiducia nelle politiche ambientali. Tuttavia, l’idea di sostenibilità non è destinata a sparire. Le idee, infatti, seguono cicli storici, dove dopo un periodo di declino possono risorgere con maggiore forza e consapevolezza. Questo processo di “ibernazione” temporanea è stato visto anche in altre idee significative della storia, come l’arte e la filosofia, che dopo una fase di oblio possono emergere rinnovate.
Nonostante le sfide, le iniziative pratiche a lungo termine, come la “Decade Internazionale della Scienza per lo Sviluppo Sostenibile”, continueranno a resistere. La sostenibilità, quindi, non solo è ancora rilevante, ma, dopo un periodo di difficoltà, potrebbe tornare con una forma più forte e diffusa, soprattutto grazie al sostegno delle nuove generazioni. La speranza risiede nella consapevolezza collettiva che il nostro futuro dipende dalla cura del pianeta, un valore condiviso istintivamente da molte persone. La sostenibilità è un concetto che, nonostante le difficoltà, continuerà a guidare le azioni per un mondo migliore.
