Economia

Il Mercato dell’arte italiana: Giuli promette di abbassare l’Iva

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Il mercato dell’arte italiano sta attraversando una fase di contrazione, con una riduzione dei fatturati e della presenza di gallerie e antiquari. Nonostante un giro d’affari di 1,36 miliardi di euro nel 2023 e un impatto economico complessivo di 3,86 miliardi, l’aliquota IVA del 22%, la più alta in Europa, penalizza il settore. La Francia e la Germania hanno deciso di ridurre l’aliquota IVA rispettivamente al 5,5% e al 7%, a partire dal 2025, mentre l’Italia rischia di perdere il 28% del fatturato entro il 2027, con picchi del 50% per le gallerie più piccole.

Alessandro Giuli, Ministro della Cultura, ha promesso che il governo italiano abbasserà l’aliquota IVA sulle transazioni artistiche, un impegno condiviso dal Ministero dell’Economia. Questa riduzione, attesa da tempo, rappresenta una misura fondamentale per rilanciare la competitività del settore. Il disallineamento fiscale con altri Paesi europei, come Francia e Germania, rende urgente l’adeguamento dell’aliquota IVA per mantenere l’Italia come hub internazionale dell’arte.

Il settore dell’arte globale è altamente competitivo, e l’aliquota IVA attuale in Italia danneggia la capacità del Paese di attrarre investimenti. Inoltre, il mercato dell’arte ha un effetto moltiplicatore positivo sull’economia, con ogni euro investito che ne genera 2,8. Le autorità italiane, tra cui i presidenti delle Commissioni Cultura di Senato e Camera, stanno spingendo affinché la promessa di Giuli si concretizzi in azioni concrete per sostenere il settore e evitare il suo declino competitivo.

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