
Recensione La teoria del salto
La teoria del salto
Corrado De Rosa
Romanzo biografico
Minimum Fax Roma
2025
Pag. 437 euro 20
Manhattan, Tirolo e altrove. Quella mattina del settembre 1948 il colto introverso fotografo Philippe Halsman è sul set a New York con il folle Dalì. Lui era nato a Riga in Lettonia nel 1906 da famiglia ebrea, vivevano a Vienna e, durante un’escursione sulle Alpi tirolesi, nel settembre 1928 il padre dentista era caduto in una scarpata e fu arrestato per omicidio. Si dichiarò sempre innocente, alla fine dopo due processi e due condanne venne graziato, cambiò nome e vita, prima era uno studente in ingegneria, poi diviene un famoso e innovativo artista. In “La teoria del salto” lo psichiatra sociale Corrado De Rosa (1975) ricostruisce narrativamente la sua vicenda, con esattezza storica e ritmo mosso (in sette parti), anche nel contesto dell’antisemitismo ascendente, della Seconda guerra mondiale e poi statunitense. Il titolo è connesso allo scatto che ha reso celebre Halsman fino alla morte (1979): far saltare gli individui fotografati, senza poter più bene controllare movenze e volti.
