Esteri

Il panico morale dell’Occidente e il silenzio su Gaza

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In un articolo, Ilan Pappé, professore all’Università di Exeter, denuncia l’indifferenza dell’Occidente, in particolare degli Stati Uniti e dell’Europa, di fronte al genocidio in atto nella Striscia di Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. Secondo Pappé, a differenza del passato, oggi non si può parlare di ignoranza: le atrocità sono trasmesse in tempo reale, e la loro negazione è una scelta consapevole, alimentata da lobby potenti, senso di colpa europeo, razzismo e islamofobia.

Questa paralisi morale è definita come “panico morale”: la paura, da parte di intellettuali, giornalisti e politici, di esprimere posizioni etiche per timore delle conseguenze personali e professionali. Il prezzo da pagare per denunciare apertamente i crimini israeliani include accuse di antisemitismo e l’obbligo di affrontare la complicità dell’Occidente.

Il panico morale trasforma menti brillanti in individui incapaci di vedere l’ovvio, disumanizza i palestinesi e produce una narrazione mediatica profondamente distorta. L’autore cita il caso di Ramzy Baroud, il cui dolore per la perdita di 56 familiari non ha suscitato interesse nei media americani, a differenza di accuse infondate contro la sua testata.

Episodi di censura e repressione di voci pro-palestinesi si moltiplicano in USA, Europa e Australia, come nel caso della giornalista Mary Kostakidis perseguitata in tribunale. Tuttavia, Pappé sottolinea l’esistenza di una rete crescente di persone che, con coraggio, mostrano solidarietà alla causa palestinese, anche a rischio di ripercussioni.

La conclusione è un appello: il popolo palestinese non può permettersi il lusso del panico morale occidentale. Superarlo è un passo necessario per fermare la distruzione della Palestina e costruire un futuro di decolonizzazione e libertà.

Leggi l’articolo: On ‘Moral Panic’ and the Courage to Speak: The West’s Silence on Gaza

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