
Danzate su di me
Massimo Carlotto
Quattro racconti noir
Sem Feltrinelli Milano
Pag. 207 euro 18
2025 (il primo inedito)
Universo femminile contemporaneo. Lei ha 46 anni, ha fatto il classico e due anni di Lettere, poi cambiato tanti lavori, ora batte scontrini come cassiera in un ipermercato, continua a leggere molto nel tempo libero. Il marito è un brav’uomo e hanno due figli, lei ha mantenuto per sedici anni pure una relazione segretissima con un musicista jazz, anche lui sposato e con una figlia. Ora l’amante è morto in un improvvido incidente stradale dopo altrui sorpasso azzardato, lei lo ha letto sui media e non può nemmeno farsi vedere al funerale. Forse la vedova ufficiale avrà scoperto che il proprio marito pagava con regolarità l’affitto di un appartamentino dalla bellezza di quattordici anni, una camera con bagno e cucinino in un alveare dove nessuno si conosce e tantomeno perde tempo a salutare; lei ha pulito tutto e fatto scomparire le già esigue tracce. Erano stati sempre attentissimi: si vedevano nei rispettivi ritagli di tempo della prima vita; nessuno dei due si era mai confidato con altri e nessuno aveva mai sospettato; non si scambiavano né regali né mail, non si sentivano mai al cellulare; per comunicare usavano una lavagnetta attaccata al frigo e ognuno lasciava lì eventuale indicazione della futura presenza; non si vedevano insieme fuori. Facevano l’amore se ne avevano voglia, oppure leggevano romanzi o poesie a voce alta o ascoltavano musica in religioso silenzio, raramente cucinavano o mangiavano, parlavano tanto di tutto. E ridevano. Lui aveva introdotto nei concerti una canzone di Claude Nougaro, era l’unica che eseguiva con la voce, non lo spiegava ovviamente ma era dedicata a lei, l’ultima strofa diceva appunto: Dansez sur moi (“… /Il giorno dei miei funerali/ Che la vita sia un fuoco d’artificio/ E la morte un fuoco di paglia”).
“Danzate su di me” è il titolo del volume e del primo, più breve e bellissimo, racconto di un’imperdibile raccolta che il grande scrittore Massimo Carlotto (Padova, 1956) ha deciso di dedicare a quattro storie di donne. Gli altri tre non sono inediti, in particolare il terzo e in quarto erano stati pubblicati come volumi autonomi nel 2013 e nel 2014, da Feltrinelli, “Il giardino di Gaia” (racconto acustico e radiodramma), e da Edizioni e/o, “Il mondo non mi deve nulla” (racconto lungo, affetto noir). Come il primo, anche il secondo “Niente, più niente al mondo” è narrato in prima persona al presente, il verso di una canzone nel titolo. Qui si tratta di una 45enne madre di famiglia di Torino in via di progressivo “sfiorimento”, il marito prima metalmeccanico poi magazziniere, lei colf (cinque giorni alla settimana, in nero, da due “signore” sposate), sfinita anche dalla ricchezza altrui e dalla figlia ventenne che sembra non avere “giuste” ambizioni. Hanno 46 anni anche Gaia, alle prese con un marito che vorrebbe finalmente accettare una mazzetta, e Adelmo, il ladro che va a rubare nella casa della tedesca Lise che gli chiede serenamente di strangolarla, narrazioni in terza persona al passato con altri significativi personaggi. I quattro intrecci, tristi e inevitabilmente noir, disegnano un quadro corale di amori tossici: quattro protagoniste deluse fanno i conti della propria esistenza, un tormentato blues che si spezza e riparte, i sinfonici tempi di personalità femminili non soggiogate, in vario modo. Tanta toccante musica, dunque, anche in copertina. Vermouth scadente o gran liquore, per annegare.
