Cultura

L’Eurovision e la canzone triste dell’Europa

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In questa edizione 2025 tante voci diverse, ma senza una vera anima. Tra effetti speciali e posture forzate, si consuma il vuoto travestito da festa. Manca il coraggio di dire qualcosa di vero.

Ha vinto l’austro-flippino JJ e gli facciamo tanti complimenti. Una riflessione tuttavia s’impone. L’Eurovision Song Contest ha messo in campo il meglio della musica dei rappresentanti dei paesi europei per vedere chi potrà valere. Tutto è andato in onda sulla prima rete nazionale con il sottofondo dei commenti entusiasti dei conduttori italiani. 

Se ne è ricavato piuttosto un sentimento di tristezza e di inquietudine che non è possibile tacere. Di canzoni non se ne è vista una traccia neanche all’orizzonte. Si intende per canzone qualcosa che possa rimanere alla memoria di chi la ascolta, un motivo che sia diverso per struttura, arrangiamento e ispirazione da quello che lo ha preceduto immediatamente prima. 

Ci hanno provato stentatamente la Grecia, la Svizzera, il Portogallo, la Francia, Israele el’Italia; troppo poco per risollevare le sorti delle esibizioni proposte. Tutto si è disperatamente giocato su un palco bombardato di luci e fasci luminosi che non è chiaro se siano serviti a mettere in risalto i vari protagonisti o a coprirne la modestia. 

Occorre fare i complimenti alla scenografia per essersi inventata qualcosa che sostenesse l’assenza del tutto. Raggi colorati, flash, giochi di illuminazione hanno dato il massimo delle possibilità per offrire uno spettacolo che altrimenti non meriterebbe un istante di attenzione. 

Si deve seguire la moda, assecondarla secondo i gusti correnti. Sarà per questo che i cantanti sono diventati dei ginnasti coperti ora di tatuaggi ora di abiti che richiamano look stile lattex e similari. 

Siamo al solito davanti a balletti con amplessi simulati dove la sessualità stessa li ripudierebbe per lo squallore e la ripetitività della gestualità. Il titolo di una canzone, “Io arrivo” ha messo in chiaro lo spirito dell’evento per chi non avesse ben compreso il contesto della situazione.

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