Esteri

Il Nuovo Olocausto di Netanyahu: Da Gaza all’Iran

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La dichiarazione del G7 sull’attacco israeliano all’Iran, etichettato come “autodifesa”, distorce il linguaggio per fini politici, offrendo una copertura all’aggressione e violazioni del diritto internazionale. Invece di condannare l’escalation, il G7 si limita a vaghi appelli alla “de-escalation”, avallando l’impunità israeliana.

Sorprendentemente assente dalla dichiarazione del G7 è stato il riferimento all’uso della fame come arma a Gaza, alla violazione del cessate il fuoco in Libano e ai bombardamenti in Siria, evidenziando un allineamento con le guerre senza fine di Netanyahu.

Nonostante l’intelligence USA confermi l’assenza di un programma nucleare militare iraniano, la dichiarazione del G7 riflette un pregiudizio politico occidentale che tollera attacchi israeliani a impianti civili iraniani, violando trattati internazionali.

Colpire impianti nucleari attivi o depositi di combustibile esausto comporterebbe un rischio catastrofico di rilascio di radiazioni, con effetti equivalenti a un attacco nucleare, pur essendo paradossalmente tollerato dall’Occidente per Israele.

Israele ha finora evitato di bombardare l’impianto di Fordow per le incalcolabili ricadute ambientali e diplomatiche, preferendo che gli Stati Uniti si assumano tale rischio in una potenziale presidenza Trump.

Prendere di mira infrastrutture nucleari crea un precedente pericoloso, ignorando le lezioni di Chernobyl e Fukushima e svelando l’ipocrisia occidentale che condanna la proliferazione tollerando rischi nucleari da parte degli alleati.

Questa cecità morale, radicata in un pedigree imperialista, si manifesta nella complicità occidentale che fornisce supporto a Israele, permettendo la carestia a Gaza e flertando con una catastrofe nucleare in Iran.

Agenti di Netanyahu negli Stati Uniti lavorano per convincere Trump a iniziare una nuova guerra a basso rischio per gli interessi americani, volta a completare la “nuova impresa demoniaca” israeliana in Medio Oriente.

Netanyahu, maestro manipolatore, è in grado di influenzare Trump con adulazioni, facendogli credere di essere il “salvatore di Israele”, aprendo la strada a una catastrofica escalation militare.

Come nel 2003 con l’Iraq, le menzogne e la lealtà cieca agli interessi israeliani hanno trascinato gli USA in guerre disastrose, con la regione che paga ancora il prezzo di tale manipolazione.

Le decisioni imprevedibili di Trump, guidate da risentimento ed ego, creano un percorso inquietante verso l’escalation, rischiando di realizzare l’ambizione di Netanyahu di “rimodellare il Medio Oriente”.

I leader occidentali non hanno imparato dagli errori storici, sottoscrivendo attivamente le politiche genocide di Netanyahu a Gaza e spianando la strada a un potenziale Olocausto nucleare in Iran.

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