
A seguito del recente attacco di Tel Aviv a Teheran, l’Unità di Crisi della Farnesina ha intensificato le operazioni per assistere i cittadini italiani presenti in Iran e Israele. La preoccupazione è alta, e l’unità si è attivata rapidamente, anche grazie a un sistema di monitoraggio social che ha anticipato le notizie tradizionali.
Già alle 2:30 della notte tra giovedì e venerdì, il team della Farnesina ha allertato i vertici, incluso il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. Alle 6:15 è stata convocata la prima riunione con tutte le ambasciate coinvolte per coordinare le operazioni.
Nonostante gli avvisi di evitare viaggi, circa 450 italiani erano in Iran, molti dei quali membri di famiglie miste. Alcuni hanno tentato di rientrare via terra attraverso l’Azerbaigian, l’Armenia e la Turchia. Il 17 giugno è partito il primo convoglio organizzato che ha seguito un itinerario terrestre per poi imbarcarsi su un volo diretto a Fiumicino. Le richieste di assistenza per la partenza stanno diminuendo, ma si prevedono ancora due convogli.
La complessità delle partenze assistite non riguarda solo gli aspetti militari, ma anche la burocrazia, che richiede l’approvazione delle autorità iraniane e delle ambasciate dei Paesi di transito. Per questo, è fondamentale la registrazione sui portali “Viaggiare Sicuri” e “Dove siamo nel mondo”, ed è stata attivata anche un’email dedicata: assistenza.iran@esteri.it.
In Israele risiedono circa 20.000 italiani, di cui 500-1.000 sono temporanei. Circa 200 persone hanno richiesto assistenza. Il primo volo charter per l’Italia, con 150 posti e un costo di 500 euro, partirà da Sharm el-Sheikh nella notte tra il 22 e il 23 giugno, diretto a Verona, con 146 richieste già confermate.
