
Una nota filastrocca popolare recita: “La pigrizia andò al mercato ed un cavolo comprò, mezzogiorno era suonato quando a casa ritornò. Mise l’acqua, accese il fuoco si sedette, riposò. Ed intanto, a poco a poco, anche il sole tramontò. Così, persa ormai la lena, sola al buio ella restò ed a letto senza cena la meschina se ne andò.”. Dunque a causa della pigrizia si resterebbe a bocca asciutta, eppure ci sono situazioni in cui la pigrizia può tornare comodo e godere di una rivincita.
Da troppo tempo le notizie di guerra stano diventando il nostro cibo quotidiano, l’abitudine ci sottrae anche il piacere di affezionarci ad esse. Hanno fatto piatto della nostra anima che ha passi scialbi condannandoci ad un procedere steso e piatto su quanto sta accadendo, come se ci fosse una pietanza insapore a cui rassegnarsi.
E’ tempo d’estate, si va al mare e intanto appena dietro l’angolo ci si spara come se si fosse invisibili alla guerra che non potrà colpirci. Non è incoscienza ma conoscenza della natura umana. Nel mondo impera una pigrizia che alla fine l’avrà vinta su quelli che sudano proiettili alla mano.
La pigrizia implica una certa scarsa reattività alla realtà dei fatti che si agitano senza ottenere però alcun effetto immediato, è un essere tardi, forse anche di comprendonio, nel registrare in modo istantaneo il pericolo in corso. Rendersi conto di un fatto è comunque un lavorio.
Ancor prima, la pigrizia abbindola ogni tentativo di allarme e di convulsione, fare la guerra necessita di un atto di volontà che comporta un’energia che non si ha voglia di bruciare.
Spararsi è un impegno non da poco. Ci si sporca, si corre il pericolo di essere spesso al buio, nel fango e tra i morti, scavare le fosse, mangiare poco e male, medicarsi le ferite, sopportare la fatica del morire e altre cose ancora.
La guerra esige anche uno slancio, una certa voglia di rimboccarsi le maniche, la foga indispensabile per portarsi a casa la vittoria giornaliera. Tutto troppo d’affanno per la maggior parte degli uomini d’oggi.
E’ tutto troppo per chi di questi tempi guarda al bradipo come il nuovo vero re della foresta. E’ un animale dal piede lento, misurato, non si scompone e si regala tutto il tempo che la vita gli mette a disposizione.
Gli uomini di oggi hanno assimilato da lui una certa indifferenza a cosa li circonda, hanno un ritmo che nulla può sconvolgere, tengono il tempo al guinzaglio per come gli è comodo.
Non ne approfittano per pensare, sarebbe troppo impegnativo, ma ne rubano un muoversi appena al minimo dei giri. Se cambiano respiro, non è comunque per un traffico di bombe nelle vicinanze.
Non li sconvolge la tragedia in corso mentre sono piuttosto preoccupati per uno spritz da consumare come appuntamento da non perdere.
Per questo prima o poi la guerra finirà. Troppo rumor per nulla. Ancor più della indifferenza sarà la pigrizia a salvare la razza umana dalla sua estinzione.
Se tutto questo non bastasse, pare che stiano finendo i soldi dei vari contendenti. Chi intanto li ha guadagnati ha voglia di spenderli e goderseli con tutta calma, senza precipitarsi, lontano da ogni agitazione e per questo proclamerà ad un certo punto la fine dei giochi. Prima o poi sarà così.
Quanto al resto, ci aveva visto lungo un po’ di tempo fa il profeta Geremia quando diceva:” Maledetto l’uomo che confida nell’uomo…”. Sarebbe bene ripassarne la lettura.
