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Italia e l’Antartide: un ruolo chiave per il futuro del pianeta

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L’Italia sta ospitando, a Milano, la riunione annuale degli Stati firmatari del Trattato Antartico (ATCM), un evento significativo che si svolge fino al 3 luglio e che raccoglie le delegazioni dei 56 Paesi membri.

Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha inviato un messaggio evidenziando l’importanza cruciale della governance dell’Antartide per affrontare le sfide globali. Ha sottolineato che il “Continente bianco” è fondamentale per il futuro del Pianeta, necessitando protezione per i suoi delicati ecosistemi e per permettere ricerche scientifiche avanzate.

Tajani ha messo in luce la salvaguardia della biodiversità, la prevenzione dell’inquinamento e la necessità di un equo regime delle acque antartiche. Ha anche ricordato il divieto di attività militari e le rigorose limitazioni alle attività economiche nel Continente.

L’Italia, parte del Trattato dal 1981, celebra quest’anno il 40° anniversario del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), istituito nel 1985. Il PNRA supporta le basi scientifiche e i programmi di ricerca italiani nel Continente, grazie al lavoro di ricercatori e logisti dedicati allo studio dell’Antartide e delle regioni polari.

Presso la sede dell’evento, la Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide ha allestito una mostra scientifica sulle attività del PNRA, intitolata “Italy in Antarctica”. Un’esposizione, finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca e curata dal Museo Nazionale dell’Antartide e dal CNR, in collaborazione con ENEA e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, una panoramica sul contributo italiano alla ricerca antartica.

La mostra attuale farà parte di un’esposizione più ampia che verrà inaugurata a dicembre 2025 a Roma, presso la sede centrale del CNR, per commemorare i 40 anni della presenza italiana in Antartide. L’esposizione è dedicata al Prof. Francesco Francioni e al Dr. Marino Vacchi, in riconoscimento del loro straordinario contributo agli studi antartici.

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