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Recensione Gli assassini dell’alba

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Gli assassini dell’alba 
Michel Bussi
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Giallo
Edizioni e/o Roma
2025 (orig. 2024, Les assassins de l’aube
Pag. 383 euro 18,50

Guadalupa, Francia, Atlantico caraibico. Una settimana di primavera 2024. All’alba di domenica 7 aprile il ricchissimo Jacob Santamaria sguazza come un bebè paffutello, bimbo di oltre sessant’anni e di oltre cento chili, vicino alle magnifiche biodiverse rive, abbastanza distante dal suo yacht ancorato al largo, oltre la barriera corallina. La fedele moglie Damienne e l’amico avvocato Allan lo aspettano sul ponte del Karukera, vede che qualcuno sta nuotando verso di lui, occhi sconosciuti e rabbiosi, poi un dolore gli squarcia il polmone, una fiocina lo uccide. Dopo poco arriva dalla barca direttamente al prefetto una segnalazione di scomparsa, tra la foresta di mangrovie e il Grand Cul-de-sac Marin. Il brigadiere di turno chiama il 44enne comandante Valéric Kancel, capo della polizia di Point-à-Pitre, originario dell’area ma tornato solo da qualche mese per almeno rivedere la madre in coma (e presto deceduta per cancro alla laringe), dopo oltre venti anni di servizio in madrepatria; in Normandia ha lasciato la ex moglie e i suoi due figli Rose e Gabin, 18 e 20 anni; ha gli occhi azzurri e chiari crespi capelli, i genitori meticci (Valérie ed Éric) invece li avevano nerissimi, è uno chabin, incarnato biancastro e lineamenti negroidi. Intanto, un vecchio creolo al porto sembra avere un’allucinazione, parla di un morto vicinissimo e di sangue sulle scale. Effettivamente a pochi metri di distanza, in cima alla Scala degli schiavi giace proprio un corpo nudo con la fiocina in mezzo al petto. In quel momento i due capitani di polizia erano diversamente affaccendati: Jolène Dos Santos a un aperitivo con il contatto occasionale Tinder, se ne era già stufata; Amiel Ouassou a pranzo dai genitori del compagno, il quale si conferma ancora reticente a segnalare il legame omosessuale. I tre poliziotti accorrono, trovano un biglietto con il nome di uno schiavo senegalese lì forzato e morto nel 1663. Si avvia una lunga inarrestabile catena di omicidi all’alba dei giorni successivi, sempre annunciati dal vecchio. 

Lo scrittore già professore di geografia all’università (in aspettativa dal 2016) Michel Bussi (Louviers, 1965) vive sempre a Rouen in Normandia e pubblica ottimi gialli di successo da quasi una ventina d’anni (avendoli cominciati a scrivere ben prima). L’autore fu discreto studioso della sua disciplina (specialista di geografia elettorale), continuando a prestare attenzione lirica e scientifica agli ecosistemi, in particolare insulari, qui una splendida parte dell’arcipelago delle Antille, mar dei Caraibi, dipartimento francese, con qualche carcere sulle isole ovviamente. I quasi venti romanzi pubblicati hanno una precisa ricostruzione dei “luoghi”, veri o immaginati, in cui sono ambientati e una notevole completezza di riferimenti alle specie vegetali o animali oltre che ai confini istituzionali o amministrativi. La sua professione gli ha imposto una maggiore attenzione nel trattare anche le altre discipline scientifiche, comunque quelle biologiche. L’autore ha avuto straordinario successo in Francia, è tradotto in decine di lingue, molto apprezzato in Italia. I suoi godibili romanzi gialli sono “pezzi unici”, finora mai seriali: trame estremamente arzigogolate con vari marchingegni letterari di difficile trasposizione e replicazione, scritture da scienziato geografo, più che da sceneggiatore sincopato. In copertina un incendio e le catene; il titolo riassume la trama, immotivati omicidi alla stessa ora di uomini e donne apparentemente non connessi fra loro; chi uccide lascia tracce e forse vuole solo depistare, ha un meticoloso piano vendicativo evidentemente; arrestare subito l’anziano mago ciarlatano si rivela inutile, lui vaticina pure dietro le sbarre. In esergo e in vari momenti della vicenda richiamo ai versi del grande Aimé Césaire (1913 – 2008), poeta scrittore militante francese, originario della Martinica. La narrazione è in terza varia al presente, sugli investigatori (principalmente su Valéric, che aveva dovuto denunciare il padre violento), con rari intervalli o brevemente in prima su chi uccide, o di articoli informativi del locale sito sanamente ribelle, firmati dalla nera e bruna giornalista Marie-Douce Madou Lénervé, che avrà un crescente ruolo nella vicenda. Spesso giustamente si ricordano i crimini dello schiavismo e del colonialismo, pure in quel contesto spiccatamente meticcio. Tanto rum, più e meno secco o aromatico. Col vino venezuelano pare vada benino il sottofondo jazz.

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