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Il monito di Repole a Torino: tra precarietà, capitali fermi e calo demografico

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In occasione della festa di San Giovanni, il cardinale Roberto Repole ha offerto una lucida analisi delle sfide che Torino sta affrontando. La sua omelia, pronunciata in un Duomo affollato, ha toccato temi cruciali per il futuro della città.

Repole ha evidenziato l’allarmante calo demografico, sottolineando come le scuole torinesi si stiano svuotando, con un numero sempre minore di iscritti anno dopo anno. Questa tendenza, a suo dire, è un sintomo di un fallimento culturale più ampio, dove il concetto stesso di “pro-vita” è diventato oggetto di disprezzo, quasi fosse sinonimo di arretratezza, mentre la discussione sulla natalità è spesso stigmatizzata.

L’arcivescovo ha poi puntato il dito sulla precarietà lavorativa che affligge i giovani torinesi. Con il 75% di essi impegnati in contratti a termine o di brevissima durata, diventa difficile immaginare la formazione di nuove famiglie e l’aumento delle nascite. A ciò si aggiunge il fenomeno della delocalizzazione delle aziende, che contribuisce a ridurre le opportunità di impiego stabili.

Un altro aspetto critico sollevato da Repole riguarda l’immobilizzazione di ingenti capitali nelle banche torinesi. La città, pur avendo sacche di povertà, è anche la terza in Italia per numero di famiglie benestanti, che hanno visto i loro patrimoni privati aumentare. Con 76 miliardi di euro fermi, il cardinale ha lanciato un appello a chi detiene responsabilità, affinché si trovi il modo di convogliare queste risorse nell’economia reale, stimolando investimenti e sviluppo.

Fonte: Luca Orlandi, Il cardinale Repole per San Giovanni: «Torino tiene i soldi in banca (76 miliardi) e le aziende vanno via. Da precarietà e delocalizzazione vengono le culle vuote, in: Corriere di Torino

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