L’ex procuratore Tinebra al centro del mistero: dall’agenda rossa al depistaggio di Via D’Amelio

Le recenti indagini sulla strage di via D’Amelio hanno riacceso i riflettori sulla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. Le perquisizioni, condotte dal ROS, hanno interessato tre abitazioni e una cassetta di sicurezza dell’ex procuratore di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, deceduto nel 2017, ma non hanno portato al ritrovamento del prezioso taccuino.
Il magistrato Tinebra, a capo della procura nissena al tempo della creazione del falso pentito Vincenzo Scarantino, è al centro di uno scenario investigativo clamoroso, legato al più grande depistaggio della storia d’Italia. Le ipotesi suggeriscono che la regia di questo depistaggio fosse in mano ad Arnaldo La Barbera, ex capo della squadra mobile di Palermo, anche lui deceduto.
Un appunto del 20 luglio 1992, firmato proprio da La Barbera, lega i due magistrati alla questione dell’agenda. Il documento indica la consegna a Tinebra di una scatola contenente una borsa e un’agenda appartenenti al giudice Borsellino. Questo appunto, privo di sottoscrizione e mai trasmesso agli inquirenti, solleva pesanti interrogativi.
Nonostante gli accertamenti non abbiano confermato la consegna diretta a Tinebra dell’agenda rossa specifica, l’indagine ha evidenziato come La Barbera avrebbe avuto il tempo di consultare o copiare il contenuto del diario.
Le ricerche, seppur infruttuose per l’agenda, hanno comunque portato alla luce nuovi dettagli sulla vita di Tinebra, in particolare sui suoi legami con la massoneria. Collaboratori di giustizia hanno in passato parlato di una loggia, emersa dalle ceneri della P2, finalizzata a infiltrare gli apparati pubblici. Questi elementi riaffiorano, ma i misteri del caso Borsellino rimangono ancora irrisolti.
