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Allarme sindacati: il taglio emissioni Ue minaccia posti di lavoro e industria denza un piano concreto

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La Commissione Europea sta premendo l’acceleratore sulla riduzione delle emissioni, proponendo un obiettivo ambizioso di taglio del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, in vista dell’azzeramento netto entro il 2050. Questa mossa, che segue l’attuale ondata di calore in Europa, è percepita da Bruxelles come un passo necessario, supportato anche da alcune flessibilità come l’uso di crediti di carbonio e l’enfasi su tecnologie di cattura della CO2 e nucleare.

Tuttavia, i sindacati europei lanciano un severo allarme. La Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC), che include CGIL, CISL e UIL, definisce la proposta “estremamente irresponsabile”. La loro principale preoccupazione risiede nella mancanza di un piano concreto che attenui gli impatti di tale accelerazione sull’industria e, crucialmente, sui posti di lavoro.

La segretaria generale dell’ETUC, Esther Lynch, ha posto l’accento sul pericolo tangibile della deindustrializzazione. A suo avviso, l’Europa sta già raggiungendo i suoi obiettivi climatici non attraverso una reale transizione virtuosa, ma piuttosto tramite la semplice chiusura delle industrie più inquinanti. Questo approccio, afferma, sta costando circa 500 posti di lavoro al giorno nell’industria europea, in un contesto già di crisi.

Il pericolo evidenziato dai sindacati è chiaro: senza investimenti massicci nella creazione di nuovi “lavori verdi” di qualità e senza un adeguato diritto alla formazione per riqualificare i lavoratori dei settori tradizionali, l’obiettivo climatico rischia di tradursi in una emorragia di posti di lavoro e in un grave impoverimento del tessuto industriale europeo. La “transizione giusta” richiesta dai sindacati implica una strategia che bilanci ambizioni climatiche e protezione sociale.

In pratica, i sindacati temono che l’accelerazione imposta dalla Commissione non tenga conto delle reali capacità di adattamento dell’industria e dei suoi lavoratori. La mancanza di stime concrete sull’impatto occupazionale nel vasto documento di valutazione d’impatto della Commissione rafforza queste preoccupazioni, suggerendo una sottovalutazione delle ricadute sociali di una transizione così rapida.

Fonte: Decarbonisation must not become deindustrialisation, unions warn-ETUC

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