
Un cadavere in cucina. Un caso per Manrico Spinori
Giancarlo De Cataldo
Giallo
Einaudi Torino
2025
Pag. 229 euro 18
Roma. Luglio 2019. L’estate del melomane romano sostituto procuratore della Repubblica Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Rick Contino Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda viene cullata dalla risacca nel luglio pontino di Sabaudia: sul lettino accanto siede la mitica madre Donna Elena, che gli mostra una notizia gossip su una seratina folle il 22 luglio in un ristorante extralusso, con intossicazioni varie; lei è preoccupata che lui sia senza compagna da due mesi, un record (relativo). A cena il maggiordomo Camillo allestisce un barbecue in giardino, presenti anche il figlio Alex e la sua ragazza Rachele. Mentre sorseggiano Barolo, chiama il procuratore Gaspare Volpe Argentata Melchiorre, è successo un guaio proprio in quel ristorante. La mattina dopo Manrico torna e gli viene affidato il caso: ci è scappato il morto, un colonnello dell’esercito, attenzionato anche dai Servizi, Vladimiro Micheli. Non in ferie ora il sostituto può contare solo sulla tonica Deborah Cianchetti, metro e ottanta di muscolatura e avvenenza (pur se meno tinteggiata del capo). Vanno insieme al ristorante, una specie di chalet in una zona verde ai margini di Tor di Quinto, cominciano le indagini, presentazioni e interrogatori, ma il titolare grande chef Marini è scomparso. Per altro, Manrico non sa proprio cucinare, pur godendo di un palato raffinatissimo, sapendo distinguere gli ingredienti, conoscendo i vini e gli spiriti. Un fungo aveva provocato le intossicazioni (Psilocybe semilanceata), un altro (velenoso, Amanita Falloide) la morte. L’autopsia è compito di Stella Dubois, ogni tanto ancora si attraggono con Manrico. La nipote di Camillo si sposa e occorre trovare chi possa sostituirlo per una settimana, Manrico si distrae ma sulla scena del delitto trovano pure una microspia, appare la dottoressa Stefania Baldini dell’Aisi, bella e furba. Reciprocamente interessati ben presto finiscono a letto, poi cominciano a frequentarsi e usarsi. Marini viene ritrovato morto avvelenato. Pian piano tornano in ufficio Gavina e Brunella, si rendono indispensabili, finché l’opera lirica torna a dare qualche spunto su chi e perché abbia ucciso.
Il bravo ex magistrato e grande scrittore Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) non è un melomane di gioventù, da circa un quindicennio ha riscoperto l’impatto emozionante dell’opera lirica, il che ha dato nuove priorità alla vita sociale, alla produzione musical-spettacolare e anche, per l’ennesima volta con successo, all’identità letteraria. Siamo già alla sesta avventura della nuova gustosa serie di gialli, tutti casi romani clamorosi in nemmeno un anno per Manrico (autunno 2018 – agosto 2019), il settimo arriverà presto. Il bel signorile melomane è un gran personaggio, perfetto per mescolare l’esperienza professionale e la passione musicale di De Cataldo con due differenti generi narrativi: giallo all’inglese e irrituale ironia da sacrestia. Il credo è rigoroso: “non esiste esperienza umana – delitto incluso – che non sia già stata raccontata da un’opera lirica. Bisogna individuarla. E rimettere al centro della scena il melodramma della realtà”. Si comincia con il morto, come da copione, qui una vicenda complessa da collocare artisticamente. Seguono tutti i riti dell’investigazione, sia letterari che istituzionali. Le documentate ambientazioni e dinamiche delle cucine stellate (da cui il titolo e la copertina), chef sous cuochi dipendenti, orientano tutta l’avventura. La narrazione è come al solito in terza fissa al passato, sempre su Manrico e, più raramente, su azioni e pensieri della più autonoma e sciantosa delle sue collaboratrici, la poliziotta coatta “destrorsa” romanaccia Deborah Cianchetti. Manrico va alle prime, cita opere, ascolta musica antica, raccoglie informazioni sugli specifici riferimenti culturali del caso, è caparbio e fedele al lavoro (anche a costo di mettere a repentaglio un nuovo affetto, per quanto si annoi sempre abbastanza presto), ha un figlio musicista, i due molto simili nella caducità dell’amore, convivono con la madre e nonna, anticamente splendida spendacciona ludopatica. Come le altre volte, a lungo il protagonista non riesce ad associare alcuna narrazione lirica all’intreccio criminale, più sostanza che parodia. Tante opere liriche e musiche classiche. Ai liquori qualche volta è preferibile un buon champagne Robert Moncuit: se Manrico sussurra insinceramente che cerca “la verità”, Stefania ribatte indecifrabilmente che “è sopravvalutata”.
