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Milano, un grattacielo e la caduta degli Dei

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“Milano vicino all’Europa, Milano che banche che cambi, Milano gambe aperte, Milano che ride e si diverte”. Milano è balzata qualche giorno fa alle cronache per un fatto che ha sorpreso e che non riguarda il solito fatto di essere l’avanguardia dello stivale, la punta del meglio del paese. 

Del resto è abituata all’attenzione del mondo o almeno dell’Occidente. Mediolanum riporta ad essere in mezzo alla pianura o meglio ancora ad essere, almeno secondo una interpretazione celtica del nome, un centro sacro.

Nell’area Citylife si erge il grattacielo Hadid che ha dato un bel grattacapo alla città. Sulla sua vetta fa bella mostra la targa bianca e rossa delle “Generali”, un logo niente male posto in modo che debba essere visto anche da chi diffida dalle imprese di assicurazione temendone sempre una fregatura di fondo.

Forse a causa del caldo eccessivo di questi giorni qualcosa è andata storto. La targa ha avuto un cedimento mettendosi di traverso sul grattacielo per fortuna senza crollare a terra.

E’ un incidente in contraddizione con il nome della struttura. Hadid sta per qualcosa che ha fermezza, di un ferro che non conosce appannamenti e debolezze.

A dispetto di ciò, l’insegna è svenuta per un colpo di calore e si indaga sui sensori, situati sul tetto dell’edificio, che avrebbero dovuto preavvertire eventuali anomalie della struttura. L’insegna ha invece perso i sensi facendo crollare il simbolo di un potere, ricordando al mondo che nulla è incrollabile.

Qualcosa comunque era nell’aria fin dall’origine. Quel grattacielo doveva fare diligentemente la parte che gli era stata assegnata. E’ chiamato, infatti, anche “Lo storto” ed ha a pochi passi anche la Torre Isozaki detta “Il Dritto” e quella Libeskind ribattezzata “Il Curvo”. Per fortuna non lo hanno chiamato Gengis Khan, che dove passa tutto spazza via.

Qualcosa ad Hadid doveva andargli di traverso per mantenere fede al suo nomignolo è così la scritta posta alla sua cima ha mollato in qualche punto la sua presa d’appoggio.

C’è chi potrebbe anche credere ad un fatto di vanità. La scritta, stufa della banalità di un suo appoggio orizzontale, si è messa vezzosamente come un cappelletto sulle ventritré. Se fosse stata una trovata pubblicitaria, per quanto rischiosa, sarebbe geniale. Non v’è chi non ne abbia parlato.

Non si può dare colpa al generale inverno e tanto meno si può generalizzare dicendo che prima o poi sono cose che possono succedere. Al giudice che si occupa delle indagini è demandato il compito di non restare sulle generali ma di individuare il perché della faccenda.

Per fortuna le Generali sono assicurate contro ogni evento e, come un generale dietro la collina, guarda il mondo scorrere al di sotto garantendo che a tutto ed in ogni caso provvederà sempre lui.

Non è questa la volta per pensare ad una caduta degli dei, al precipitare di un potere pressocché inattaccabile. Ci è mancato poco, però, che qualche breccola dall’alto cadesse a terra facendo secco il solito innocente con il rischio di essergli affibbiato anche il marchio di sprovveduto. Non si cammina sotto il solleone punto e basta.

Comunque vada, occorre ben altro per abbattere Milano. La sua Madonnina non va mai in vacanza.              

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