
D’estate ci si squaglia dal caldo, sia allentano i freni inibitori e vengono a nudo le nostre verità senza quei troppi camuffamenti che non si sopporta più di avere addosso. Si dice che il clima sta cambiando. Forse cambia l’inclinazione della Terra dall’equatore ai poli in coerenza dell’umore degli uomini che sembrano aver perso il criterio adatto per stare al mondo.
E’ recente uno studio che riferisce come la Luna e la Terra si stiano allontanando. La prima ne proverà sollievo, lo schiamazzo del suo diretto pianeta sembra non più sopportabile.
C’è chi dice che ci si dovrebbe dotare della capacità di adattarsi all’evoluzione dei tempi e chi invece crede che l’unico rifugio sia chiamarsi via dalla pazza folla per ritrovare un po’ di sana solitudine.
L’estate è un tempo di turismo anche culturale. Non si va solo per mare e montagna ma anche nei luoghi d’arte e per musei.
A tal proposito non è dato sapere quale fosse lo stato d’animo di Otzi, l’uomo emerso nel 1991 da ghiacciai tra l’Italia e l’Austria, che si ritraggono forse anche per la repulsione di essere percorsi da arrampicatori che hanno passione nel risalirne senza troppi scrupoli la loro bianca crosta. Essere meno appetitosi farà recedere la smania di calpestarli. Meglio pagare in bruttezza il prezzo della libertà.
Su Otzi, datato di 5600 anni addietro, e sulle cause del suo ritrovamento, avvenuto nel 1991, gli scienziati sono stati capaci di contestarsi reciprocamente circa la possibilità ne vengano altri o meno alla luce.
Ora la mummia riposa relativamente in pace nel Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano. L’hanno studiata ben bene ed è in una cella frigorifera dove da uno spiraglio i visitatori possono vederla.
Otzi è andato sui giornali, la notizia è corsa veloce sul filo e il viandante cacciatore di una volta ha conosciuto una fama improvvisa senza che potesse protestare.
Discorso diverso è per Pompei. In questa area i visitatori possono ammirare i calchi dei corpi vittime dell’eruzione del 79 d.c., una sorta di guscio che ha riprodotto le forme dei corpi degli scheletri a cui appartengono.
Così facendo si è ancor più calcata la mano. I protagonisti, ad esempio, dell’Insula dei Casti amanti avrebbero probabilmente diritto a restare nella intimità del loro abbraccio senza esibizione al mondo con un ticket in mano che ne dà diritto alla visione.
Altri, come loro, non hanno firmato alcuna autorizzazione ad essere in bella mostra per la gioia di quelli che amano arte, storia e archeologia. I musei del genere sparsi per il mondo sono pieni di mummie che dicono di una epoca lontana che sembra resti più impressa se c’è un qualche cadavere in bella mostra.
Per dirla tutta il Museo Egizio di Torino, esponendo resti scheletrici e quant’altro di funebre, ha previsto, eticamente, una segnaletica che imponga al visitatore l’osservanza di una certo atteggiamento di rispetto.
Di contro, al Colosseo ci si va in gita dimenticandosi il sangue copioso dei martiri che lì hanno dato testimonianza della loro fede fino alla morte.
Forse sarebbe opportuno confrontarsi in una questione di fondo, se sia o meno giusto esporre dei morti per dirci di tempi passati. Potremmo chiederci se fossimo noi disposti a fare altrettanto per gli uomini del futuro.
La morte ha bisogno della sua particolare luce di buio per fare bene la sua parte e non sarà la nostra curiosità ad infiacchirne la portata, pur offendendola con la nostra smania di scrutarne le vittime.
I morti non hanno codici e leggi solide a difenderne la privacy e la dignità. Oggi non sono rari gli episodi di chi scatta selfie vicino ai defunti parcheggiati in un obitorio o lì dove altro siano.
L’amore o la curiosità per sapere dei nostri avi di secoli fa non giustifica la cancellazione del loro diritto a riposare in pace. La prima cosa da apprendere dovrebbe essere la capacità qualche volta di fare un passo indietro e restare un pezzettino più ignoranti o almeno inappagati, facendosene sacrosantamente una ragione.
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