
L’intelligenza artificiale sta spingendo le aziende a fare un passo indietro nel processo di selezione del personale, riportando in auge i colloqui di lavoro in presenza. Dopo anni in cui i colloqui virtuali erano diventati la norma, spinti dal lavoro da remoto e dalla necessità di accelerare le assunzioni, le aziende si trovano ora a dover affrontare un problema crescente.
Sempre più candidati, infatti, utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per generare risposte perfette, rendendo difficile valutare le loro reali competenze. Ma il fenomeno più preoccupante è l’aumento delle frodi: truffatori si spacciano per candidati qualificati per ottenere posizioni lavorative e rubare dati o denaro una volta assunti.
Un’indagine dell’FBI ha addirittura scoperto un giro di nordcoreani che, usando false identità, lavoravano da remoto per aziende statunitensi, finanziando il loro regime.
In risposta a queste minacce, giganti come Cisco, McKinsey e Google stanno ripristinando i colloqui di persona per alcune posizioni, in particolare per quelle che richiedono sfide di codifica e programmazione in tempo reale, dove il rischio di frode è più alto.
La previsione è che entro il 2028, un quarto dei profili di candidati a livello globale sarà falso. Questa inattesa svolta dimostra come l’AI, pur offrendo vantaggi, stia costringendo il mercato del lavoro a ritornare ai metodi tradizionali per garantire l’autenticità dei candidati.
Fonte: the Wall Street Journal
