
Secondo i nuovi dati Istat, la cancellazione della residenza da parte di cittadini italiani con titolo universitario ha raggiunto livelli senza precedenti, diventando un fenomeno strutturale e non più episodico.
Nel 2024, ben 48.086 laureati italiani hanno lasciato definitivamente il Paese, segnando un aumento del 29,5% rispetto all’anno precedente. Questa emorragia di talenti è particolarmente grave in regioni come l’Umbria, dove l’incremento è stato del 61,9%, con 722 laureati che hanno scelto di trasferirsi all’estero.
A peggiorare il quadro, c’è una contemporanea riduzione degli ingressi dall’estero. A livello nazionale, le iscrizioni di laureati provenienti da altri Paesi sono calate del 13,4%, mentre in Umbria la diminuzione è stata ancora più marcata. Questo squilibrio ha generato un saldo migratorio negativo mai registrato prima, con un deficit di oltre 35.000 laureati per l’Italia e di 548 per l’Umbria.
La “fuga dei cervelli” non riguarda solo i neolaureati, ma anche professionisti affermati tra i 25 e i 64 anni, che cercano all’estero stipendi più alti, prospettive di carriera più lineari e un maggiore riconoscimento del merito.
Questa perdita di capitale umano e formativo, sostenuto da ingenti investimenti pubblici e privati, rappresenta una grave penalizzazione per il tessuto sociale ed economico del Paese, che finisce per arricchire la produttività di altre nazioni.
