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L’atomica e la responsabilità della scienza di Pietro Greco

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L’atomica e la responsabilità della scienza 
Pietro Greco
Prefazione di Luca Carra; postfazione di Ilaria Maccari, Alessia Nota, Giulia Venditti
Storia e scienza
L’Asino d’oro Roma 
2025 
Pag. 167 euro 15

Stati Uniti e mondo. 1939-1945. Tutto inizia a cambiare il 2 agosto 1939, quando Albert Einstein scrive al presidente degli Stati Uniti una lettera destinata a diventare famosa, invitandolo a considerare l’ipotesi di metter mano a una bomba che per la sua potenza avrebbe rappresentato un deterrente all’escalation bellica e passando, quindi, dal proprio militante pacifismo radicale d’inizio secolo a un pacifismo “analitico”. Con risoluti obiettivi pacifisti, nel 1914 Einstein aveva firmato l’Appello agli europei con il fisiologo Georg Friedrich Nicolai; nel 1955 firmerà poi il Manifesto contro la folle corse agli armamenti con il logico e filosofo Bertrand Russell. Quasi alla metà del secolo scorso vi sono poi quei sei anni, circa. Dopo le invasioni pianificate da Hitler e la guerra mondiale, svanita la minaccia nazista con la resa agli Alleati, la messa a punto dell’atomica proseguì fino all’epilogo, ormai avversato sia da Einstein che da altri illustri fisici: l’uso dimostrativo delle due bombe in Giappone nell’agosto 1945, ottanta anni fa. In quel quinquennio scienziati e militari avevano collaborato appunto al progetto Manhattan, messo pienamente in campo dopo il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto armato in seguito all’attacco del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour. Guidato per la parte scientifica dal 1942 da Robert Oppenheimer, con enormi risorse finanziarie industriali, la collaborazione di fisici di primissimo livello (molti dei quali “rifugiati” dall’Europa invasa e antisemita), un budget di circa due miliardi di dollari e l’impiego di oltre centotrentamila persone, il progetto Manhattan ebbe successo. Invece, il contemporaneo programma nucleare tedesco fallì, proprio per la perdita di molte competenze a causa delle leggi razziali, la dispersione delle risorse in specifici progetti paralleli, l’incapacità o l’opposizione di alcuni scienziati chiave (come Werner Heisenberg).

Il miglior giornalista scientifico italiano dell’ultimo mezzo secolo, a lungo formatore dell’intera categoria, il chimico Pietro Greco (Barano d’Ischia, 1955) è morto d’improvviso nella casa familiare della sua isola il 20 dicembre 2020.

Il volume è un’opera finora inedita, connessa alla stesura del saggio biografico e scientifico dedicato alla fisica austriaca naturalizzata svedese Lise Meitner (Vienna, 7 novembre 1878 – Cambridge, 27 ottobre 1968), uscito per la stessa casa editrice nel 2014. È stata conservata il più possibile la versione originale, distinguendo otto capitoli, in sostanza cronologici. Il primo (“L’atomica tra segreti e paura”) inizia appunto con il testo della lettera che Einstein decide di indirizzare a Franklin D. Roosevelt e con il racconto relativo agli otto mesi che la precedono; l’ultimo (“Hiroshima e Nagasaki”) affronta la morte di Hitler, il crollo del nazismo e la resa della Germania, eventi che cambiano alcuni presupposti del Manhattan Project ma non la decisione finale di bombardare le due città del Giappone; in mezzo i capitoli con le storie parallele del progetto nucleare in Occidente (la Francia subito fuori, la Gran Bretagna prima a partire, la centralità statunitense), dell’avvio e della fine del progetto tedesco, dei risvolti internazionali intorno a Los Alamos. L’ottima narrazione alterna con chiarezza e profondità la sintetica ricostruzione storica delle responsabilità della politica e della scienza nella guerra atomica (come una reazione a catena, da cui il titolo), i fenomeni e gli eventi della geopolitica, la disamina degli avanzamenti nella fisica e in varie discipline, comparando sempre il quadro statunitense (con i prodromi della svolta tecnologico-produttiva realizzata a inizio Anni Cinquanta soprattutto grazie alla nuova “società della conoscenza” impostata da Vannevar Bush, consigliere presidenziale) rispetto a quello europeo e mondiale. Nella meditata prefazione, il direttore di Scienza in rete Luca Carra ricorda che “Pietro Greco ha accompagnato con un insostituibile lavoro di divulgazione i vari movimenti per il disarmo animati da scienziati”. La bibliografia si limita necessariamente a sette titoli precedenti il 2014. Non c’è indice finale dei nomi. In fondo l’ottimo testo congiunto di tre fisiche sulla non neutralità della scienza.

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