Esteri

Trump in gioco tra tigri di carta e orsacchiotti di malpelo

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Su Truth, il social network di Trump, il Presidente Usa ha dichiarato che Mosca è ora una tigre di carta. L’avrà detto per portare Putin alla realtà dei fatti ed ha considerare le condizioni effettive della sua forza. Peskov, il portavoce del Cremlino, ha prontamente replicato che la Russia è semmai assimilabile ad un orso ed in letteratura non si conosce un orso di carta ma semmai, ci sarebbe da aggiungere, in carne ed ossa con tutta la forza che lo distingue.

Non siamo proprio ad uno scambio mitologico di alta cultura ed occorre rassegnarsi al fatto che la diplomazia di questi tempi non brilla di particolare raffinatezza. Ci si lascia andare ad espressioni piuttosto grossolane che richiamano altrimenti le figure dei libri di favole dei bimbi. Non siamo insomma di fronte ad una particolare meditazione delle parole e tanto meno alle sudate carte leopardiane. Sarà forse l’ennesimo astuto tentativo di rimischiare le carte per mettere in difficoltà l’avversario o per trovare una eccentrica via di uscita alla situazione di conflitto in corso.

Più che sperare in una intesa, dove ciascuno conceda uno spiraglio di carta bianca alle pretese dell’avversario, siamo di fronte ad una carta che resterà in bianco ancora per molto tempo prima che sopra possa siglarsi la parola pace. La storia attuale è effettivamente una cartaccia che nessuno al tavolo da gioco riesce a scartare, semmai mollandola all’avversario. Peggio ancora, jolly all’orizzonte non se ne intravedono.

Sono tutti ancora impegnati a confrontarsi con le carte coperte o sarebbe meglio ammettere che ci si è tragicamente incartati e nessuno ha la capacità di “fare carte” con l’altro concedendogli una minima possibilità di accordo. Non c’è spiraglio di carta bianca da riconoscere al nemico, incaponiti come si è su una carta che resta ostinatamente in mano ed a digiuno di una minima buona intenzione almeno di tregua.

Lo scritto di una firma che valga una stretta di mano, qualunque sia la grafia da utilizzarsi, appare comunque come una macchia da scongiurare. L’inchiostro da versare sarebbe assai più doloroso del sangue dei soldati che intanto ci hanno lasciato le penne e non la penna, magari stilografica. C’è una vigile eventuale emorragia di nero da cui guardarsi costantemente ed è l’unica cosa che veramente conti.  Il mondo è diventato una carta sporca, una brutta copia intraducibile nella versione in bella.

Sarà forse perché sono tutti affascinati dal desiderio di costruire un nuovo equilibrio internazionale. Chartago si chiamava così perché par che derivi dal fenicio Qart-ḥadašt, che significa “Città nuova” ed è sempre la carta a suggerire la smania di ridisegnare su di essa un’altra disposizione dei poteri nel mondo.

Per adesso non siamo allo zoo di vetro, troppo fragile e pericoloso per gli scontri in atto, ma ad uno di carta, che semmai può prendere fuoco lasciando sul campo appena un po’ di cenere ma non schegge con cui poter farsi male. Lo sa bene l’orso russo che ha una orsa maggiore tutta sua che gli fa da riferimento, che sia un orso malpelo poco importa. Eppure, a dispetto di tutto, nelle culle dei bimbi ancora si usa mettere un orsetto a fargli compagnia, una ennesima burla del destino.

Malgrado il passare dei secoli, ancora attuale è l’espressione “Delenda Carthago”. Catone il Censore al termine di ogni suo discorso rammentava la necessità di distruggere comunque Cartagine. Ogni nemico va sempre annientato. Per troppi leaders di oggi vale il detto “Carta canta…..” ma il suono delle armi ha melodie ancora più irrinunciabili. 

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