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In Italia una povertà non troppo modesta

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Ogni tanto vengono fuori le statistiche che dicono come negli ultimi dieci anni in Italia ci sia un aumento della povertà che affligge quasi 6 milioni di persone. Le cause sono varie, una delle quali fa la voce grossa l’inflazione e quindi per il fatto che i prezzi crescono più delle retribuzioni. Sembra che diminuiscono gli indigenti italiani e aumentano invece nell’elenco i numeri degli stranieri. Nel Bel Paese siamo settimi in graduatoria e non c’è da vantarsi. Gli specialisti della materia distinguono tra povertà assoluta e relativa ma insomma resta il fatto che troppa gente non se la passa affatto bene.

Non tutti sanno che i “Poveri” sono usi dare come loro indirizzo di riferimento una certa via Modesta Valenti, una singolare contraddizione di termini, un nome coerente solo a metà per i bisognosi che calcano il suolo romano. Si è modesti, perché con nessuna lira in tasca, e valenti non si sa bene di che cosa, forse per saper resistere alle avversità della vita. “Nihil difficile volenti” insegnano i nostri progenitori, “nihil difficile valenti” diventa per alcuni assai più complicato andare avanti nel giorno. Non tutti sanno chi fosse Modesta Valenti che ospita a casa sua migliaia di poveri e che è diventata un riferimento per una folla che ha un comune indirizzo sempre più abitato.

Era una barbona ben conosciuta dai volontari della Comunità di Sant’Egidio morta anni fa nei pressi del binario 1 della Stazione Termini. Il Comune di Roma ha deciso di utilizzare il suo nome per creare un indirizzo fittizio, assegnato a chi non ha una dimora stabile, una residenza anagrafica che consente di godere di un documento, l’iscrizione al servizio sanitario, la possibilità di votare, di avere una tessera per il trasporto pubblico o accedere ai centri di accoglienza.

La morte di Modesta Valenti

La morte di Modesta non ha nulla di particolarmente eroico, semplicemente è stata dove si è sentita male. I soccorritori non l’hanno presa a bordo di ambulanze varie perché piena di pidocchi ed a causa del fetore che emanava. Modesta è rimasta al suo posto, non ha lanciato una gruccia contro i nemici come Enrico Toti, si è rassegnata all’abbandono senza strepitare o chiedere una dimora dignitosa per lasciarci la pelle. Si è tenuta addosso cimici e pidocchi per non far conoscere loro l’abbandono di cui era vittima, non li ha traditi e loro hanno recitato preghiere per lei. Sono stati i soli testimoni presenti fino alla fine nell’ora di morte. Dopo, le hanno fatto una targa ed è diventata un simbolo per tutti gli sbandati della città, un riferimento per ogni sporco di povertà che come un porco lascia segno di sé piuttosto che essere invisibile e non disturbare.

Chi scrive non si sa dove sia sepolta, forse nello spazio appositamente destinato ai senza tetto al cimitero di Prima Porta a Roma. Almeno in viaggio per il Paradiso c’è qualcosa che venga loro dedicato. Le procedure dicono che dopo 6 mesi in deposito, se nessuno ne reclama il nome e la parentela, sono seppelliti insieme ad altri con la stessa sorte. Non si sa che provvedimenti siano stati adottati verso quelli che si sono rimpallati il puzzo di Modesta pur di non prenderla incarico per assisterla. Ogni pratica umana richiede del tempo. Anche a Modesta sono occorsi 11 mesi perché l’autorità giudiziaria la consegnasse alla Comunità di Sant’Egidio per poter procedere alla sua sepoltura, metterla sotto terra con tutto il bottino del suo olezzo.

Ci sono odori che non devono passare alla memoria.

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