Esteri

Veto UE: Meloni rifiuta il voto a maggioranza per difendere l’interesse nazionale

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La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiarito la sua posizione netta in merito al dibattito sulle riforme dei trattati europei. La premier si oppone fermamente all’archiviazione del diritto di veto (voto all’unanimità) in favore del voto a maggioranza qualificata.

“Non intendo formulare una proposta di revisione dei trattati nel senso di allargare il voto a maggioranza,” ha dichiarato ufficialmente, ribadendo che “la mia priorità è difendere gli interessi nazionali italiani”.

La premier ha ammesso come il voto a maggioranza potrebbe avere una limitata utilità, ad esempio in dossier come quello sull’Ucraina. Tuttavia, estenderlo varrebbe “anche per molti altri temi” cruciali, dove l’Italia rischierebbe di trovarsi in minoranza.

Il diritto di veto è considerato il fondamento che garantisce ai singoli Stati membri il controllo sulla propria sovranità. Abbandonare l’unanimità significherebbe di fatto trasferire questa sovranità a una maggioranza variabile di altri Paesi. Oggi l’unanimità è richiesta per decisioni di enorme peso politico ed economico. Tra queste materie fondamentali vi sono la Politica estera e di sicurezza comune (PESC), incluse le sanzioni e le missioni militari. L’unanimità è cruciale anche per le Finanze dell’UE, come il bilancio pluriennale e la possibilità per l’Unione di imporre tasse dirette. Altri ambiti chiave sono l’armonizzazione fiscale e l’adesione di nuovi membri all’Unione Europea. Cedere il veto esporrebbe l’Italia al rischio di subire decisioni strategiche o imposizioni fiscali non volute dal Parlamento. La posizione riprende la linea politica che vede nell’abbandono del veto la “proposta più subdola e pericolosa”. La mossa di Meloni, quindi, difende un modello di Europa confederale, basata sul peso democratico (e sul veto) dei singoli Stati.

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