
L’inverno di CAMERA – Centro Italiano per la fotografia vedrà protagonista una figura straordinaria della cultura mondiale del Novecento: la fotografa americana Lee Miller.
di Beatrice Laurenzi
Un’autrice che ha attraversato epoche, luoghi e stili con una forza unica arriva a Torino con un’esposizione che ne ripercorre l’intera parabola creativa e personale. La mostra, curata da Walter Guadagnini, presenta oltre 160 immagini provenienti dai Lee Miller Archives, molte delle quali pressoché inedite. Un omaggio articolato e profondo alla grande fotografa, per una chiave di lettura sia pubblica che intima del suo lavoro e della sua straordinaria personalità. L’esposizione si concentra sull’attività dagli anni Trenta fino alla metà degli anni Cinquanta, documentando il ruolo che ha svolto di ponte tra gli Stati Uniti, l’Europa e l’Africa, dove ha vissuto esperienze fondamentali per la sua arte.
Il percorso segue un andamento cronologico che evidenzia una delle caratteristiche principali della vita e dell’opera di Lee Miller: l’inesausta curiosità e il suo continuo desiderio di cambiare, di scoprire aspetti nuovi tanto della vita quanto della fotografia. Dagli esordi parigini come assistente di Man Ray, quando contribuì alla scoperta della solarizzazione; all’adesione al movimento surrealista, passando per i viaggi in Egitto, fino al reportage nelle città devastate della Germania post-bellica: ogni sezione documenta con rigore e fascino l’evoluzione di uno sguardo che ha saputo fondere estetica e realtà. L’incontro con figure centrali dell’arte novecentesca – tra cui Pablo Picasso, Max Ernst, Leonora Carrington, Paul Éluard – contribuisce a delineare un itinerario artistico segnato da una costante ricerca e da una libertà formale sorprendente. In uno dei capitoli più intensi della mostra, emerge Miller fotoreporter di guerra: al servizio di “Vogue”, documenta il conflitto mondiale con una serie di scatti diventati emblematici. Dai rifugi londinesi alle rovine tedesche, fino alle immagini dei campi di concentramento, la fotografa coglie l’orrore con lucidità e coraggio, restituendo la potenza dell’umanità nella sua fragilità. Uno sguardo che si riflette anche nelle fotografie private scattate anni dopo, nella quiete del Sussex, dove Miller si ritirò con il marito Roland Penrose.
La mostra, arricchita da riviste d’epoca e materiali d’archivio, racconta la curiosità inesauribile di una delle più grandi fotografe del XX secolo.
