Religioni

L’Avvento e un ritorno alla terra

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La Santa Famiglia e il tempo d’oggi– Dunque l’idea non era da prendere di sotto il banco, era già un po’ che ronzava nelle loro teste e si trattava soltanto di trovare il momento giusto perché ciascuno la dichiarasse agli altri. Si dice sempre che c’è un tempo giusto per le cose ma in Paradiso il tempo ha un corpo trasparente che è difficile da mettere a fuoco. Slitta su se stesso scappando sempre dal mirino che prova a fissarne il respiro e la polpa.

Presero il coraggio a quattro mani e si confessarono il desiderio che doveva avere un peso leggero per evitare che gli altri acconsentissero in virtù di una generosa reciproca indulgenza, sopportando ciascuno la scelta malgrado un’eventuale intima indifferenza o contrarietà. C’era in quella intenzione qualcosa di rivoluzionario e, almeno in ipotesi, Dio Padre si sarebbe frapposto malgrado l’amore di cui era pervaso, opprimendolo fino a soffocarlo.

Non era la nostalgia della terra, il richiamo della foresta ad ispirarli quanto l’urgenza di una verifica che serviva a far cadere le possibili illusioni che si erano create circa un timbro del loro passaggio nella umanità che avrebbe dovuto essere più o meno eterno e che si era invece scolorito fino a quasi suonare illeggibile e stonato. Negli ultimi anni le celebrazioni del Natale si erano fatte sempre più scadenti. Un’altra nascita li aveva soppiantati ed era di una carne che sembrava ignorante di ogni dolore soprattutto del prossimo.

Era giunto il tempo di ristabilire un po’ di ordine, di mettere nuovamente in equilibrio l’asse dei cuori ribaltato verso il precipizio. Questa volta decisero di semplificare le procedure evitando di ripetere in ogni punto il passato. Al bando quindi un altro Erode che avrebbe dato una mano a dare un po’ di brivido alla storia ed anche gli angeli potevano rinfoderare le ali tra le spalle. Non servivano che andassero in giro a schiamazzare la nascita del figlio di Dio, questa volta gli uomini avrebbero dovuto da soli mettersi in moto per quanto già avevano avuto occasione di sapere. Fatti fuori anche i re magi, il bue e l’asinello.

In attesa degli uomini

Del resto si era nel tempo di Avvento, non c’era molto altro da sbandierare o da aggiungere. Non ci fu bisogno si camuffassero per evitare di essere immediatamente riconosciuti. Forse qualche abito più adatto ai tempi ma non è detto. Si limitarono a scegliere una capanna e ad attendere che qualcuno si facesse vivo. Per Giuseppe e Maria fu come fare un tuffo nel passato e ne restarono immersi d’emozione quasi ad affogarsi.

Avevano deciso di ripetere solo il capitolo della natività ridotto all’essenziale e null’altro del dopo, nessuno strazio in agguato a presentare il conto finale. Per adesso Gesù era in disparte, nel retrobottega per non farsi vedere. Non era necessario che tornasse bambino per conoscere lo sviluppo della situazione. Non si diedero neanche una urgenza particolare per avere riscontro dei fatti, c’erano ben quattro settimane perché potessero vedere se gli accadimenti si sarebbero ripetuti con la trepidazione della prima volta.

Le parti si erano invertite. Era la famiglia di Nazareth ad attendere che qualcuno si facesse vivo dalle loro parti e non gli uomini a fare il conto alla rovescia per esultare per la venuta al mondo del figlio di Dio. Erano adesso Giuseppe, Maria e Gesù ad aspettare che una traccia d’uomo segnasse l’ingresso verso di loro.

Alla stella polare dovettero rinunciare e non soltanto per evitare di facilitare il compito ai viandanti che per ora non si affannavano affatto per dare una occhiata da quelle parti. Un astro luminoso ha senso solo per indicare una rotta ma quello sembrava piuttosto scappare per evitare missili che solcavano il cielo, ancor meglio di notte, per riempire di bagliori l’orgoglio che li aveva lanciati.

Avrebbe dovuto dribblare bombe e ordigni di ogni tipo ed anche tuoni e fulmini stavano dando di matto, smarriti in una marea di nuovi attori che rendevano superate le loro arti. La cometa con la coda tra le gambe ricorse alla mimesi coprendosi del buio della notte per allontanarsi, invisibile, dove fosse più semplice salvare la pelle. I più avveduti avrebbero dovuto allora seguire l’oscurità per capire come andare incontro alla nuova natività con il bagaglio di onori da offrire a tripudio.

C’era però una condizione necessaria a cui obbedire per riuscire nell’impresa, altrimenti non avrebbero veduto se non una capanna vuota e null’altro. Non erano oro, incenso e mirra a spalancare la visione di santità dei protagonisti del presepe. Ci si sarebbe dovuti munire di un tempo da regalare, di una sosta priva di un affanno di partenza verso il traguardo della stamberga e a digiuno di una fretta per il successivo commiato da essa, di una pausa insomma che avrebbe potuto comportare il pericolo di restarci impigliati per sempre.

Per l’intanto che i fatti maturassero un esito, Giuseppe e Maria erano lì in attesa di visite, accompagnati dal ricordo di quanto accadde millenni prima. Non usarono parole per ripetersi i dettagli della loro avventura. In silenzio si tennero per mano, non un commento per definire ancor meglio quanto era già perfettamente nitido in loro e che non aveva bisogno di essere rinverdito.

Maria, Giuseppe e Gesù

A Maria non le era dato il permesso di contenere anche in quel momento la sua bellezza che investì Giuseppe come fosse il giorno del loro primo incontro. Guardavano la culla vuota con l’uguale trasporto del passato e piansero senza piangere lacrime che, cadendo, lavavano il mondo dalla sporcizia in cui era ricoperto.

Giuseppe sapeva bene del condono che gli fu fatto. Dio Padre non lo costrinse all’ordine gerarchico dei sentimenti mettendosi in prima posizione. Per Giuseppe sarebbe stato impossibile mettere Maria e Gesù in retroguardia e se costretto avrebbe scelto, a causa del peccato, piuttosto l’Inferno. Se fosse stato spedito tra le fiamme le avrebbe benedette, il ricordo della sua sposa sarebbe più che bastato a consolarlo. Su di lui il fuoco del demonio non avrebbe avuto alcun effetto e neppure il Creatore avrebbe potuto inventare qualcosa d peggio che gli desse pena. Fu perdonato quando guardò il suo Gesù non come il figlio di Dio ma come il dono di Maria e in lui si perse e perse la ragione dando infinitamente tributi a Dio per quella grazia, così riparando al torto che forse in spirito gli aveva fatto.

A quel tempo Maria fu lì che sembrava avesse smesso di respirare per non muovere nulla, neanche l’aria, di quanto in corso. Tutto doveva restare raccolto e contemplato, evitando ogni eventuale dispersione. Era alterata da una gioia che comunque non riusciva a deformarle l’immagine già perfetta, il cuore inseguiva la cascata dei suoi pensieri in tumulto e li traduceva in note e armonia che poteva ascoltare solo il suo sposo.

Giuseppe, il suo Giuseppe era per lei una ossessione, il solo aiuto a cui affidarsi nei dolori che poi patì, l’irrinunciabile àncora terrena che non la distaccava per smarrirsi solo nel piano celeste. Ancora adesso con gli angeli non fa che parlare di lui pur avendolo continuamente vicino. E’ bello come nessuno il suo Giuseppe e rischierebbe di grosso chi osasse contraddirla. Dunque stavano lì in silenzio dando di nuovo all’amore umano una dimensione che già al tempo dovette apprendere il Paradiso per farsi attraente per essere abitato.

Gesù, da principio e adesso, sapendo tutto questo ha il cuore in pace. Malgrado le malefatte della terra, Gesù ha il cuore in pace. Se anche fallisse, in futuro, il progetto di Dio Padre, la salvezza è nei suoi genitori che con la paglia della mangiatoia hanno acceso in lui un amore irrefrenabile, lo sguardo di Maria verso di lui è una impronta che gli dà continuamente una vita superiore alla sua immortalità.

La presenza di Giuseppe è la garanzia che non sarà mai solo nel lavoro perenne da affrontare, quel padre è la veglia costante di cui ha bisogno persino il Figlio di Dio. Giuseppe, letteralmente, gli ha insegnato a stare al mondo; senza Giuseppe e Maria, sulla terra sarebbe stato un pesce fuor d’acqua. A quel quadro, Dio Padre cede il passo, deve arrendersi alla evidenza dei fatti. Sprovvisto dell’ingrediente umano ha dovuto abdicare alla educazione del Figlio prediletto a Giuseppe e Maria scoprendo lezioni che da solo non avrebbe potuto impartire.

Una terra che trema

Ora stanno passando i giorni, a Betlemme non tira una bell’aria. La Cisgiordania è terra di fermenti, è piagata da un prurito di polvere da sparo che si sparge nella zona ed oltre ancora. Per distrarsi uomini e donne corrono in affari domestici perché è il solo modo per grattarsi, di distrarsi e darsi sollievo.

Nel revival, Giuseppe e Maria hanno ricevuto qualche sbrigativo saluto ed anche gli auguri per ciò che di imminente sta accadendo, ma è un quadro provvisorio che cede il passo al primo e al dopo del gran da fare della dimenticanza. Sembra sia quella la medicina per la sopravvivenza che preme.

La Santa Famiglia non si dà ancora per vinta, non è delusa e non ha spasimato per celebrazioni, è però costretta ad aggiornare la scena rispetto al passato che conoscevano. Ancora pochi giorni e sarà la fine di un anno imperfetto come tutti i precedenti. Ci sarà ancora confusione come nei sentimenti degli uomini. I fuochi d’artificio si confonderanno con i lampi delle armi e in quell’indistinto si sguazza come tutto fosse inevitabilmente conforme alla sola dura legge della terra.

L’attesa della Santa Famiglia ha avuto scarsa soddisfazione. Pochi quelli che, riconoscendola, sono andati a venerarla e che, meglio ancora, ne vorranno perpetuare gli effetti dell’incontro nei giorni a seguire. La conversione appare un pericolo che può portare ad una manovra azzardata, un salto nel buio dal quale saggiamente guardarsi. Meglio fronteggiare ciò che già si conosce che un futuro invisibile.

Maria e Giuseppe stanno riponendo i panni in valigia per tornare alla base e Gesù, uscito dalle quinte, di nuovo si lascia andare, abbracciandoli. Con loro si muove non solo per parola ma anche con il corpo. E’ una confidenza che nessun altro può vantare. Il ritorno alla terra è stato comunque un viaggio impareggiabile che ha rimandato ad immagini commoventi di secoli e secoli addietro quando venne a dare la luce al mondo.

Il Paradiso ora agisce da riparo e per un tempo ha assaggiato l’angoscia della solitudine a causa di quei tre scesi al mondo per un esperimento di angustia e di felicità. Il sole e la luna hanno ripreso la loro rotta e le stelle e le nuvole possono tornare alla speranza. Dio Padre non sbaglia mai un colpo. Lasciando fare, sa sempre come fare.

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