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Trieste, il Sindaco Dipiazza e la befana Schlein

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“Come è triste Trieste, quando non si ama più…”. Così si potrebbe canticchiare stando alla recente uscita del suo illustre Sindaco che ha appellato Elly Schlein, la Segretaria nazionale del PD, qualificandola al pari di una befana, postando sui social un fotomontaggio che richiama il personaggio. Ora, dal profano al sacro, dovrebbe essere noto come l’attesa della Befana non è solo dei bimbi che sognano un qualche dono ma segna anche il giorno dell’Epifania che insegnano essere il momento della manifestazione della divinità di Gesù ai Re Magi. Per questo si dovrebbe essere accorti all’uso delle parole ed agli eventi simbolicamente connessi.

Stando poi solo alla storia delle tradizioni popolari ed al senso delle fiabe, la Befana non è Grimilde, la strega cattiva di Biancaneve. E’, al contrario, una simpatica vecchietta che fa sorridere tutti i bimbi del mondo portando dolciumi e quant’altro di gioioso ancora e quindi andrebbe comunque rispettata.

Il Sindaco Dipiazza ha spiazzato tutti con la sua irruenta uscita, gli sarà parso irrefrenabile trattenersi dal compiacere un’eventuale rozza platea elettorale che gli dà seguito. Forse ha voluto pedagogicamente portare, con qualche lazzo, un po’ di allegria nei giorni della tragedia di Crans Montana, dell’operazione U.S.A. in Venezuela, della guerra in Ucraina, dei massacri in Nigeria e così via continuando.

Si è trattato di alleggerire il quadro della cronaca attuale con una invenzione a cui gli si dovrebbe, pertanto, essere grati. Sono fioccati, per reazione, commenti critici con riferimento ad un atteggiamento sessista e bullista, essendo non la prima volta che il Primo Cittadino si esibisce in osservazioni fuori dal political correct.

Si potrebbe osservare che censure di questo tipo corrono il rischio di non centrare il fatto per come esattamente merita ed anzi di dargli una valenza politica di un pensiero, sia pur distorto. Infatti, sarebbe forse più opportuno soffermarsi su una carenza non soltanto di stile nel contrastare l’avversario di un altro partito.

Se l’episodio riportato dai giornali fosse vero, si può registrare, andando al nocciolo della questione, la drammatica assenza di ogni sostanza, apparendo singolare il consenso elettorale che pure avrà ottenuto per diventare Sindaco di quella città.

Forse per recuperare terreno potrebbe imparare da Samin Mansour, quel libraio di Gaza, a cui è rimasto in piedi solo uno delle tre negozi che aveva e ciò malgrado continua nella sua attività, a dispetto della guerra, non scandalizzandosi quando i suoi volumi sono serviti semplicemente per un falò a conforto del popolo all’addiaccio.

Ecco che qualche buona lettura potrebbe tornare utile per scaldare quel che c’è di eventuale pensiero che si spera semplicemente intorpidito dalla bora di quelle parti e che ha gelato i circuiti utili a che almeno, già solo questo sarebbe tanto, l’educazione si rimetta in cammino.

Il mogio “can de trieste” della canzone di Lelio Luttazzi trova brio solo davanti ad un fiasco de vin. Si consiglia al Sindaco Dipiazza, per come possibile, di restare comunque per il futuro nella piena sobrietà e di non assumere come modello il personaggio di un cartoon degli anni ’60, Sprizzi-Sprazzi piazzista degli spazi, “che non si arrende e dove va qualcosa vende”! Anche le patacche!

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