
I fatti di Crans Montana ci dicono, al minimo, di una burocrazia incapace ed inefficiente, tanto da non dar corso a controlli che avrebbero potuto evitare la strage che ha addolorato il cuore di tutti. Anche a casa nostra non sempre brillano le cose anche se per una vicenda apparentemente diversa ma che segna comunque la scarsezza di azione di una pubblica amministrazione.
E’ accaduto che Salvatore, un malato terminale in quel del Comune di Afragola, avesse chiesto di poter abbattere la muratura a protezione della sua finestra per rivedere semplicemente la luce del giorno. Salvatore era assegnatario di una casa popolare nel rione Salicelle ad Afragola è venuto a mancare prima che fosse dato seguito al suo piccolo sogno.
La protezione di muratura era servita per evitare che entrassero pioggia, freddo e vento da quella apertura in attesa che il Comune provvedesse con i fondi del PNRR a montare gli appositi infissi. Anche degli imprenditori che generosamente avrebbero intanto voluto risolvere di tasca loro alla faccenda non hanno ricevuto per tempo l’autorizzazione necessaria.
Per una serie di lentezze burocratiche Salvatore è morto senza poter guardare oltre il suo letto, la sua finestra non guardava su un cortile che gli desse almeno notizie di un vicinato ma gli rimbalzava addosso i confini della prigione in cui la morte lo aveva costretto senza che il suo pensiero potesse distrarsi sia pure in virtù di uno sguardo oltre le pareti di casa.
Nello stemma di quel Comune appaiono le fragole anche se un’altra interpretazione racconta, se ben si comprende, di una più probabile storpiatura di Afor’arcora (fuori dagli archi), con riferimento a quelli dell’acquedotto del Serino.
Salvatore desiderava legittimamente poter vedere oltre la sua costrizione, magari vedendo qualche angolo della sua infanzia, “il posto delle fragole” dove il vecchio professor Isak Borg torna rammentando la sua gioventù e spicchi importanti della sua vita.
Salvatore non ha avuto questa soddisfazione, non si è salvato dalla condanna che gli è stata imposta. Gli è stato negato di assaporare la dolcezza di una veduta al sapor di fragola che potesse dare al suo ultimo respiro la pienezza che avrebbe meritato. Sarà stato perché la morte rivendica un suo senso di armonia, nel rione di Salicelle devono evidentemente esserci soltanto salici piangenti che non possono azzardare alcun sorriso, neanche a provarci neppure per un istante. Deve regnare solo il dolore.
La sua finestra non è stata neanche finta od a ghigliottina. Si sarebbe rassegnato anche a questo, sarebbe stato comunque abbastanza per muovere la fantasia. Neanche ha potuto pensare, secondo Petrarca, alle “belle et alte e lucide fenestre Onde colei [la morte] che molta gente attrista Trovò la via d’entrare in sì bel corpo!”. Salvatore la morte già l’aveva in casa, la sua morte temeva ogni crepa od uscio che potesse attrarla fuori ma di tutto questo la burocrazia non ha tenuto tempestivo conto.
Prima o poi in quella casa abbatteranno i mattoni che saranno sostituiti da infissi nuovi e fiammanti ma poco importa. A Salvatore hanno inflitto la fine che non meritava. Qualcuno dei responsabili lo abbia presente.
