Cultura

La formica argentina: un “male di vivere” pulviscolare nella vita e nell’opera di Calvino

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di Beatrice Laurenzi

Nel 1965 Italo Calvino riunisce in volume due racconti di pochi anni prima che ruotano attorno allo tema del “male di vivere”: La nuvola di smog e La formica argentina.

La formica argentina, pubblicato per la prima volta nel 1952 nel decimo numero della rivista internazionale di letteratura Botteghe Oscure, è stato poi affiancato a La nuvola di smog per un’affinità strutturale e morale, benché quest’ultima abbia un respiro narrativo maggiore. Ad accomunare i due racconti è il tema della sporcizia minuta, pervasiva, pulviscolare. 

In una lettera a Goffredo Fofi del 30 gennaio 1984 Calvino precisava: “La formica argentina non è onirico-kafkiana come hanno sempre detto tutti i critici. È il racconto più realistico che io abbia scritto in vita mia; descrive con assoluta esattezza la situazione della invasione delle formiche argentine nelle coltivazioni a San Remo e in buona parte della Riviera di Ponente all’epoca della mia infanzia, anni Venti e anni Trenta”.

Lo spunto realistico è sviluppato con felice naturalezza in un registro fra il comico e il visionario. Protagonista e narratore è un operaio che si è appena trasferito con moglie e figlio in una casa nuova: quasi subito si accorge che ci sono formiche ovunque. Quando chiede aiuto ai vicini scopre che ciascuno ha una maniera diversa di affrontarle: il signor Reginaudo usa un campionario sterminato di insetticidi, il capitano Brauni escogita astruse apparecchiature di distruzione, la padrona di casa, la signora Mauro, ossessionata dalla pulizia, vive quasi reclusa. Ad essi si aggiunge l’impiegato comunale signor Baudino, incaricato di distribuire una melassa debolmente avvelenata che dovrebbe uccidere le regine, ma a quanto pare funziona piuttosto come ricostituente per gli interi formicai.

A differenza de La nuvola quindi, qui il “male di vivere” viene dalla natura, dalle formiche che infestano la Riviera, ma simile è l’atteggiamento di modesto stoicismo del personaggio centrale, il quale non accetta nessuno dei modelli di comportamento che gli vengono proposti, e simile è la provvisoria catarsi attraverso le immagini sulla quale il racconto si chiude. 

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